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Visualizzazione dei post da Febbraio, 2012

Frammenti

Frammenti  Giovanni Sicuranza
Conta, conta ancora, si ripete. E allora conta. Guarda il cartello stradale sfrecciare di verde sulla sua sinistra e calcola quanti chilometri mancano alla destinazione. Guarda il contachilometri e pensa che tra dieci minuti sarà arrivata. Solo dieci minuti. Può accadere di tutto. Taglia il segnale di stop senza rallentare, solo perché il rischio di incidente è un altro pensiero che la eccita.  Si guarda negli occhi attraverso lo specchietto retrovisore. Sorride.  Il piede è d’accordo e preme di più sull’acceleratore. Solo un po’, altrimenti potrebbe rischiare di perdere il prezioso carico, pendente attraverso il parabrezza. Già così non è facile trasportarlo, senza considerare il rischio di essere vista da qualcuno. Ma l’ultimo tratto di strada è un rettilineo poco frequentato, ora, mentre il giorno si impossessa della notte con qualche incertezza.  Per il resto, deve solo ricordarsi di entrare dal lato posteriore della sua casa, dopo di che  riuscire a parcheggiar…

Lungo il sentiero dei caduti

Lungo il sentiero dei caduti Giovanni Sicuranza
Verso sera attraverso il tramonto, denso di sangue scippato. Scricchiolano i respiri della gente, ogni giorno più fragili. Con il volto sgualcito dal tempo, guardo gli occhi dell'attesa. Lungo il sentiero dei caduti, verso sera, tendo a morire.

E' tempo

E' tempo Giovanni Sicuranza
Di rompere gli specchi.  E' tempo.  Rovescia il sale sul tavolo.  E' tempo.  E apri l'ombrello, dimentica il cappello.  Sul letto.  E' tempo.  Scendi nel mio nucleo.   Fondi il tuo fiele in rovente poesia.

Mi manchi

Come ultimo respiro, illusione di vita.




Mi manchi

Mi manchi
Non dire "mi manchi". Mai.  Ti metti in condizioni di inferiorità.  Insomma, mi è stato chiesto di cominciare con una frase idiota. 
Mi manchi.
Un incipit che uccide. Che morde sui ricordi, balla sulle ferite.  Per farla breve, iniziare il nuovo romanzo di Giovanni Sicuranza con "mi manchi" servirebbe a trainare le vendite.  Per favore. Ma voi credete ancora alla fola dell'incipit?  Quella con cui vi martellano i media, i corsi di scrittura, i suggerimenti per gli acquisti.  E' l'incipit che conta. E gli autori a spremere sinapsi e chetosi sulle prime frasi. E voi a ficcare il naso nelle prime righe del romanzo.  Con il risultato che l'incipit cattura e il resto è noia.  Scusate il califanese, ma è l'unico bagaglio culturale che mi è stato fornito dall'autore.  Da questo dovreste capire che nessuno mi manca.  Non ho accanto a me una donna, nemmeno una vedova nera, come vorrebbe lo stile sicuranziano. Presente quella femme di gotico respiro, quel…

Dall'inviata Mentina Audience

Dall’inviata Mentina Audience
Incontro il Commissario Massimo Riserbo alle ore 12.30 di oggi.  E' seduto a un tavolino all'aperto del "Bar Clichè", avvolto da un impermeabile modello esibizionista e dal fumo di una sigaretta molto anonima.  Quando mi siedo accanto a lui, noto il posacenere. Una vetta di mozziconi.  Il Commissario Riserbo è un duro. Altrimenti, mi spiega, non lo avrebbero inserito in questo contesto.  Parla piano, quasi a monosillabi, ma mi fa subito capire che nel corso delle indagini gli capiterà di smascherare il colpevole.  - Come fa a saperlo? Una ciambella nicotinica parte dalle sue labbra e arriva a incastonare il mio naso.  - Perché è così che va nei gialli e nei noir. Sono il personaggio di questa storia, no? Quindi scoprirò il responsabile, però - pausa ad effetto, la solita che in questi casi piace al lettore - Però devo prima perdere una persona cara e, possibilmente, innamorarmi di una donna, o anche ricominciare con una ex. E' così che vanno…

Secondo dialogo tra Mentina Audience e Giovanni Sicuranza.

Dialogo tra Mentina Audience e Giovanni Sicuranza.  Registrato alle ore 20.30 di domenica 26 febbraio 2012; località Monte Trapasso. 
- Ci vediamo la prossima settimana.  - Cioè domani, Sicuranza. Domani è la prossima settimana.  - Ah.  - Da uno scrittore in ascesa come lei, mi aspetto più proprietà lessicale.  - In ascesa? - Si guardi intorno. Cosa vede?  - Alberi.  - Cime d'alberi, Sicuranza.  - Cime d'alberi, sì.  - Uff, senta sarà anche un sedicente scrittore, ma non mi sembra che le cime siano il suo forte. - Cosa intende, Mentina? - Che mentre parlavamo si saliva sul monte. Come le accennavo, caro Sicuranza, lei è uno scrittore in ascesa. - Che brava. Mi faccia sentire una risata, una sola risata di chi ci legge.  - Gli scrittori in ascesa non si curano di questo, Sicuranza. Lasciano il gradimento alle cure degli agenti.  - Non ho agenti.  - Oh, qui ne trova finché vuole. A 1666 metri di altezza, gli agenti atmosferici sono pronti per lei.  - Mentina, mi dica, questa sarebbe un'altra …

Dove può la musica

Dove può la musica Giovanni Sicuranza
Nell'ultimo video, quello delle ore 03.10, si vede la figura che entra dalla porta a vetri. E' l'ingresso principale, ci sono due videocamere puntate come canne di fucile sul suo capo. La figura alza lo sguardo e lo spiana sul video.  Poi solleva anche una mano e fa un movimento strano, come a dirigere un'orchestra con la bacchetta.  - E' un adagio - mormora Socrate, alle mie spalle. - Cosa? - non riesco a staccare gli occhi dal video.  La mano è pendolo, è ellisse, è circonferenza. Una danza muta di polso e dita. La mano è incanto. Alle ore 03.13 il video si interrompe. Scariche grigie, fasce bianche. E subito dopo il nero. - Non ha senso, sembra un'allucinazione.  - Uh, uh.  Il particolare di Socrate è che un agente scialbo, ignorante fino alla fine dei tempi.  Chissà le speranze frantumate dei suoi genitori, ma a me è utile. Lo porto a ogni sopralluogo, per essere sempre io il protagonista.  - Va bene, sequestra la registrazione vide…

La santella - Nostra Signora della Fossa

La santella - Nostra Signora della Fossa - introduzione seconda Giovanni Sicuranza
Nasco e muoio in Anno Domini 1631, sul ciglio del Lago Nero.  Sono sopravvissuta per nove mesi. Diciassette, contando quelli trascorsi nella simbiosi con mia madre. Il mio primo pianto non si sente, sovrastato da quello dei lutti, in un paese annichilito dal morbo nero.  I cadaveri vengono nascosti nel lago.  Non c'è tempo per singole sepolture. Non c'è la forza di guardare i morsi di una morte nuova, devastatrice di corpi e speranze. Quando i miei bubboni esplodono sangue e pus, il cervello è in rapida espansione.  Il mio corpo infante è accatastato su quelli di mia madre, di mio padre. Sui resti dei miei fratelli.  Nessuno capisce che la mia vita encefalica continua. Nasco e muoio nel 1631, la mia tomba è il Lago Nero.  Ma vivo ancora nella santella costruita sulla sponda, accanto al sentiero che da Lavrange porta sulla montagna.  La santella è in memoria dell'epidemia di peste, è roccia fredda costru…

Nostra Signora della Fossa

La Signora della Fossa – introduzione da “Polvere di Silenzi”, romanzo di Giovanni Sicuranza


Lavrange ha un’anima piccola e fragile. Non più di un centinaio di persone, qualche decina di animali domestici; in questi numeri c’è la vita di Lavrange, paese sepolto tra i boschi lombardi. Lavrange è soprattutto un cimitero saturo di ricordi, un raduno di ossa e vermi, più grande di tutte le case della provincia. Nel XVIII secolo l’ultima epidemia di peste lasciò una ferita profonda, decimando la popolazione con un accanimento inspiegabile, risparmiato agli altri paesi. La cicatrice di quella ferita è una fossa profonda, lungo il muro ovest del cimitero, dove la montagna lombarda ha uno scatto di dignità, innalzandosi all’improvviso su quella trentina. Il recinto in ferro sbilenco delimita la voragine con il colore della ruggine. Esumato dopo secoli di guerre e pestilenze, si affanna a proteggere i vivi dalla fossa comune degli appestati. La Fossa dei Morti, così l’hanno chiamata, e da allora …

Il mio Agente

Il mio Agente Giovanni Sicuranza
Sostiene, il mio Agente, che è meglio abbandonare questa strada per un po'. Poi, dice il mio Agente, sapesse quanto è difficile trovare lettori che visualizzano i contenuti della scrittura.  Dice questo, l'Agente. E mi tende la pagina.  La scorra tutta, mi dice, visto che era così intento nella lettura da non rispettare lo stop.  Annuisco.  Mi sono perso nell'incipit di un cartellone pubblicitario e non ho visto il segnale di fermata.  Invece l'incipit di questa pagina è un numero di serie. L'Agente ha un sorriso di soddisfazione. Mi sa che lei è uno che legge ogni contenuto, dice.  Dopo il numero di serie, inizia il racconto che ha scritto per me.  Si intitola "Verbale di infrazione del Codice della Strada". Un buon titolo. Credo che lo leggerò tutto, sì, faccio. Credo che non lascerà la pagina fino a quando non avrà pagato, sussurra il mio Agente di Polizia Municipale.


Oltre

Oltre Giovanni Sicuranza
Quando sarò vecchio, non avrò tempo per morire. Getterò i ricordi come sabbia al nero fiume. Non ricordando la Morte, lei mi perderà. E il mio sarà solo sonno sul grembo tuo avvilito.

Buonanotte per sempre

Buonanotte per sempre Giovanni Sicuranza
"Ciao, Giova', sono una tua lettrice. Ti raggiungo perché Vampyria mi è piaciuta una cifra" "Grazie" "Cioè, nel senso che non farebbe schifo se avessi messo quel 'lambiscimi' dopo" "Ah, dopo dove?" "Non so, magari in un'altra poesia" "Ti ringrazio, buonanotte" "A Giova', buonanotte finché è buona. Dopo è un altro paio di maniche. A proposito, è vero quello che si legge di te?" "Dipende" "Cioè, davvero sei tipo da maniche corte? Cioè, siamo in inverno, ma inverno pesante, tipo inflazionato" "Faccio fatica a seguirti, scusa. E poi non so dove l'hai letta questa scemenza delle mezze maniche" "Nella rivista 'Culo & Camicia'. C'era anche la foto della tua faccia, nella prima parte della rivista, intendo" "D'accordo. Meglio chiudere questa conversazione, esco dalla chat" "Dalla chat? A Giova' e…

Vampyria

Vampyria Giovanni Sicuranza
Attendi ogni goccia del mio respiro, allungata su fili di edera silente.
Lambiscimi.  Sono pioggia che esonda sulla terra umida di desideri, che inarca venti muti di sospiri.
Attendi ogni goccia del mio respiro, assetata su iperboli di tempo defunto.


Come sequoia

Come sequoia - Giovanni Sicuranza


Fu un avvenimento tale da suscitare un forte impatto emotivo. Il popolo divenne maschera di orrore.




È la mattina del 1780. Miasma di Parigi.
Il Cimetière des Innocents si trova dove oggi sorge il Centro Commerciale del Forum des Halles. 
Dove oggi la gente cammina tra bambole e riproduzioni in scala di paesaggi. 
Tra inanimazioni. Adesso come allora. 


30 maggio 1870. 
I cadaveri sono sepolti nelle tombe di famiglia, nei giardini delle chiese. 
Tra la gente. 
Con la gente.


È consuetudine dei secoli.


Ma quel giorno qualcosa cambia. 
Erode così tanto la quotidianità, da dare il via al processo che spingerà i cimiteri sempre più lontano dalla vita cittadina, fino ad essere relegati oltre le mura dei centri abitati.


Il 30 maggio 1780 il Cimetière des Innocents è moltitudine di fosse comuni.


In una casa adiacente, il 30 maggio 1780. Il popolo è radunato in un pranzo collettivo.


All'improvviso. 
Una delle fosse comuni collassa, spargendo resti di cadaveri e liquami tra …
Nell'alba Giovanni Sicuranza
Aspetta. Respira. Ferma su se stessa. Lungo attese di porpora vestite. Poi, all'alba della putredine, la mosca ha un fremito.

Ode ferita

Ode ferita
La letteratura sia mia fine amareggiata.  Perché io avrò morte. E lei sarà eterna. 
[Giovanni Allan Poanza, 1967-2012]

Intervista di Mentina Audience a Giovanni Sicuranza.

Intervista a Giovanni Sicuranza, autore del libro "Il colera ai tempi di Sanremo"; a cura di Mentina Audience. 



- Buonasera, Sicuranza. Il suo libro è uscito solo pochi giorni fa, per Autori Illusi Editore, ed è già in cima alla classifica, accanto alla compilation "SanremoTremo". Ci può dire come mai?
 - Non so, credo che ci ho scritto un saggio con pochi errori, questa volta, ecco. Anche le fotografie sono belle, vero? Prenda quella con l'Ariston in fiamme, ecco. Ah, poi le parole sono scritte in grassetto, carattere 40, doppia linea di spaziatura. 
 - Quante pagine? 
 - Due. 
 - Bene, questo senza dubbio spiega il successo di pubblico, tuttavia, scusi, Sicuranza, ci sembra che abbia trattato un tema senza essersi informato. Nella quarta di copertina, infatti, leggo "Scritto da uno il quale non vede Sanremo". 
 - Eh, però lo sento, lo leggo, però. La radio ti azzanna alle spalle con la compilation, Facebook è gorgonzola di notizie musicali, tipo chi ce …

La mia scelta d'autore.

Dal blog di Youcanprint (http://blogs.youcanprint.it/selfpublishing-ebook): 
"L’Editoria sta cambiando: questo è un dato di fatto. L’avvento degli ebook, la diffusione dei tablet, Amazon: mai come in questo periodo l’editoria è attraversata da profondi innovazioni in grado di rimettere in discussione il ruolo e le funzioni di ogni attore dell’editoria “tradizionale”: editore, autore e lettore.
Il ruolo dell’autore e in particolare il suo rapporto con il mercato editoriale e il lettore sono rivoluzionati. In questo ciclo di post, infatti, cercheremo di affrontare un tema di straordinaria attualità per la scrittura: il selfpublishing. Approfondiremo ogni aspetto di questo argomento, da quello economico a quello etico, da quello culturale a quello editoriale, passando per questioni tecniche e giuridiche.
Il selfpublishing può essere una grande opportunità sia per l’autore che per il lettore. Ma per rendere questa esperienza una vera esperienza editoriale è necessario approfondirne molt…

Facciamo un gioco

Facciamo un gioco
Giovanni Sicuranza


- Facciamo un gioco - mi dice. 
So che non dovrei, ma come si fa a ascoltare i suoi aliti senza conati. 
- Facciamo un gioco - mi dice. 
E nemmeno questo dovrei, ma rabbrividisco. 
Ha sbrandellato una famiglia solo poche ore fa. 
Ancora ne porta addosso le urla di sangue e membra.
Il figlio di cinque anni, la figlia di due. Lei.
Il marito no. 
Il marito sono io. 
E vorrei che questo fosse un incubo.
- Facciamo un gioco. 
Ancora. Impassibile. 
La sua caverna nera di suoni. 
Il suo occhio mi guarda, ballerino nell'ovale dell'orbita. 
Il suo occhio piange vermi. 
- Ho ucciso, ma, vedi, non provo emozioni. 
No, conferma la mia testa, che va per conto suo, leggera sullo stupore dei  pensieri. 
- Facciamo un gioco. Se no a cosa serve ritrovarmi. 
Ci sono enormità di espressioni che è meglio non fare davanti a uno zombie che ha sterminato la tua famiglia, lo so, perché mi chiamo Vitale Dallamorte, e qui mi conoscono come il migliore medico legale, come l'appassio…