domenica 19 marzo 2017

Nove specchi


Dopo "Sotto la terra qualcosa campa".
Dicono che torna.


Uno specchio
Due specchi 
Tre specchi 
Guarda la Signora della Fossa con un artiglio lungo il fianco 
Quattro specchi 
e una verruca sul naso.
Cinque specchi
Sei specchi
Sette specchi
La Signora attraversa il riflesso del mondo
Otto specchi
Nove specchi
e l'artiglio è nel tuo fianco.

lunedì 6 marzo 2017

Restilyng


Vediamo se così riesco a convincervi: 

"
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Alcuni miei libri sul sito lafeltrinelli.it 
(disponibili in e-book e cartaceo):


Grazie per adesso. 

domenica 5 marzo 2017

Benvenuti a Bonapaglia


Benvenuti a Bonapaglia - Giovanni Sicuranza

Bonapaglia è l'unico paese a circumnavigare l’equatore,  costruito proprio lungo tutta la linea che spezza in due il mondo, e da una parte se ne sta il Nord, e dall'altra, sia ben chiaro, il Sud. 
Bonapaglia è il filo interdentale dei residui organici, gli scarti sociali senza terra; devono passare su questa linea prima di finire in basso, tutti, digeriti nel caos del meridione terrestre. 
Sì, proprio Bonapaglia, il luogo di frontiera, dove la gente non può uscire dalla linea equatoriale senza permesso, e allora cammina un passo avanti l’altro, come equilibrista da circo, le braccia distanziate dal corpo, aperte in fragili movimenti sussultori, sussurri d’aria che chiedono di non perdere l’equilibrio. 
Bene, adesso hai capito dove stiamo andando, e saprai anche della sfortuna di questo posto; insomma, chi non conosce la Legge dei Sempreverdi che, per dissuadere i confinati del Sud dall’invadere il Nord, per evitare contaminazioni, hanno scelto un nome tanto evocativo. 
Ovunque tu ti giri, a Bonapaglia Delll’Equatore troverai incendi, tanti, ma così tanti che la gente è stanca di ideare progetti, perché sempre se ne vanno in fumo. 
A Bonapaglia Dell'Equatore l’uomo fluttua su una linea e vive l’assenza, fino a quando non si stanca, si sdraia al sole, ma rigorosamente su un fianco per non rischiare di superare il confine, e attende. 
Attende l’autocombustione. 
Una morte rapida per corpi pieni al settanta percento di acqua in ebollizione.
D’altra parte, lo avrai visto nei documentari, persone e animali esplodono anche mentre camminano, mentre si salutano, se respirano più a fondo del solito. 
A Bonapaglia non andare, se una tuta refrigerante non puoi indossare; ecco il loro slogan, ecco cosa ti diranno, ma io, che ho vissuto lì per il massimo del periodo concesso a un nordista, per tutte le trentasei ore del visto, io conosco un altro modo. 
Figliolo, basta non leggere il nome del Paese, basta tenere lo sguardo basso per non incrociare cartelli di benvenuto. Tutto qui. 
Non lasciare che i tuoi occhi pronuncino l’invito al fuoco. Testa china e movimenti lenti, allora ce la puoi fare, almeno credo. 
Ah, e stai attento ai meridionali; si avvicinano al confine, tendono le mani per supplica ed è proprio così che sei spacciato, nello sforzo di tirarli a te, bum!, due corpi in un'unica fiamma.

Ecco, questo è il mio consiglio; adesso ti dispiacerebbe spiegarmi di cosa stiamo parlando? Voglio dire, tu taci, forse vuoi farmi capire che Bonapaglia non esiste, ma se queste frasi non hanno un senso, non lasciano un messaggio, se non svoltano in un finale a sorpresa, perché abbiamo trascinato fin qui il lettore? 
No, figliolo, bisogna pure inventare qualcosa, un racconto, una morale, un che.
Senti, facciamo che mentre mi accendo una sigaretta e aspetto la cena, tu ti dai da fare con il barbecue. Intanto, mentre ti riscaldi, ne approfitto e mi scavo anche un po' d'ombra, ecco, proprio qui, figliolo, dove hai lasciato il tuo corpo, al fresco della fossa.

martedì 28 febbraio 2017

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Frammenti



L’uomo che guida non conosce la strada. 
Ride e riempie di punti esclamativi l’aria lacerata dalla moto. 
Successo e guadagno si rinnovano ad ogni semaforo proletario; sente il sospiro dei perdenti fin dentro l’orecchio; è un bacio che entra nel cuore, lo assaggia, è l’eccitazione della conquista. 
Lui e il cellulare, intimi, sudore, pelle, sudore, microfono. 
La bambina che corre oltre il semaforo non conosce la strada. 
Oscilla la testa e i lunghi capelli scrivono il tempo della musica. 
Non importa quello che è chiuso fuori, lei è dentro l’Ipad. Il ritmo rap è la parabola ultima di questa sua vita piccina.
L’uomo e la bambina, uno verso l'altra, eccoli, hanno la sensazione di vedersi, ma è un attimo, solo, rapido, l’impressione sfocata di un mondo estraneo.