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Times

Times - Giovanni Sicuranza
I piatti urlano nella lavatrice come ossa di epidemia.  Non ci sono più coltelli puliti per tagliarsi le vene.  Io, riposo, issato sui miei lunghi respiri.  Non avere paura.  Non è nulla. Non è attesa.  Fingono insieme gli orologi del mondo. 

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archetipi di sasso

C'era una volta, davanti a un bel cimitero, un polmone nero, nero che nessuno voleva.  Appena varcate le inferriate di pane d'altamura, di sale caprino, c'era un fegato bianco, silenzioso, grasso, che che alle lapidi e alla luna pareva di sasso.  Forse un uomo li avevi vissuti, questo polmone e questo fegato, e oggi, se mai è stato, è concime per il mio bruno prato. *
* archetipi sparsi di John Grimm​Anza - 1812


Epifania

Epifania – da “La neve defunta”, romanzo di Giovanni Sicuranza


I funerali si fanno sempre più fitti.
Un tempo vivevo in città e il traffico sulla tangenziale all’ora di punta aveva la stessa densità di queste casse da morto.
Già, hai ragione; che ne so ormai della mia città; me ne sto qui, lontano, nella cascina di montagna, da giorni, aspetta, da mesi, credo.
Qui c’era mio nonno, sì, nonno Oreste, e lo hanno gettato nella terra di confine con i suoi sette fratelli, poi non si è più visto nessuno e allora mi sono detto, cazzo Oreste Giunior, la gente crolla a terra e rimane a gonfiare i giardini, è diventata la discarica della metropoli, senza nemmeno la dignità di una spazzatura differenziata.
Cascano tutti come credono di vivere, con borse, valigie, buste della spesa e vestiti e scarpe da festa, da lavoro; uh, ho visto anche zaini di scuola, non sai quanti; allora, ecco, mi sono detto, perché devo stare a guardarmi intorno, questo mi sono detto, aspetto uno starnuto, una stretta di ma…

Loser

Loser – Giovanni Sicuranza
Ho scelto di innamorarmi di Dolores O’Riordan. La ascolto ogni giorno, ancora di più da quando è affogata, e canto dopo canto mi sento più attratto verso la sua armonia. Lei è l’inno che innalza la Morte. Dolores cantava “Ode to my Family” e mio figlio spegneva la prima candelina di compleanno e l’attimo dopo le fiamme lo facevano urlare. Lei costruiva archi di suono e la voce di mio figlio, in confronto, era così sgraziata, che io, schiumoso di rabbia, gli ho dato una sberla, ho urlato a qual visino di lacrime e fiamme di smetterla, di essere all’altezza di Dolores almeno nel momento della morte. Un fallimento. Anche Dolores è andata avanti solo pochi mesi, so del suo entusiasmo, del nuovo album che stava realizzando con i Cranberries, eppure è morta. Mio figlio tra le fiamme, lei nell’acqua. Ed eccoci qui, tu, io; forse chi legge e rimarrà nella trappola del rito. E’ da ieri notte che la tua voce abbraccia la mia desolazione. “Zombie”, “Salvation”, “Free to …

Si dice che la neve sia il pianto delle fate

Sapessi, oggi mi sono svegliata presto per ascoltare il rimbombo delle rotaie lungo il vento.  Non mi sono mossa fino a quando il corvo mi ha trovata tra le cadute delle foglie di neve.  Forse non ricordi, padre, prima di morire lo facevi anche tu.  Costruivi suoni.  Questa chiesa, il cimitero di Magassa, tutte le case ora defunte mi sussurrano, come tu sussurravi della mamma, la strega che tutti temevano, la strega che tutti bramavano.  Era dunque come la morte, mia madre della Fossa, e tu mi facevi chiudere gli occhi ai confini del bosco, perché solo la scoperta del suono che torna alla valle e sale sulle montagne e poi torna a noi, solo questo modo di percepire il mondo racchiude il respiro eterno della memoria.  
Come riverberano le rotaie, sembrano la strada ferrata del vento.  E' di uno dei suoni più strani che circondano la mia vita tra i ruderi della chiesa, padre; un richiamo a cui sarebbe un dolore resistere, e, no, resistere è come il pasto dell'usura.  Un istante prima di …

"bella donna" da "La neve defunta"

"belladonna"
tratto dal romanzo assoluto
"La neve defunta" di Giovanni Sicuranza


*** Valentina e la tazza di caffè hanno un sussulto. La donna allarga le braccia, lancia uno sguardo verso l’alto, la tazza si gira a pancia in su, vomita il liquido nero sulle vesti di lei e la plastica del tavolo e si accascia al pavimento. - Non si preoccupi – Valentina sente la voce di Ascario – era solo lo sfrigolio di un insetto contro il neon. - Già – ammette lei, si affloscia sulla sedia, sente il volto che diventa fiamma, osserva la tazzina reclinata su un fianco. Sembra intatta, insomma, a parte un rivolo di caffè che ancora le esce, le esce come sangue nero dalla bocca, pensa, e subito distoglie lo sguardo. Ascario la fissa. Immobile. Attento. Intenso. - Per fortuna avevo già bevuto quasi tutto – annaspa lei. – Il suo viso ha lo stesso colore di chi prende la belladonna in dose eccessiva – l’uomo beve, un altro sorso, breve, un altro ancora, spezzato, e non smette di fissare Valen…

La neve defunta - bella donna

bella donna, estratto dal romanzo assoluto
"La neve defunta" di
Giovanni Sicuranza
... ***
La tazza è sul tavolino, tranquilla, avvolta dai loro sguardi.
Tutto intorno, la stanza è un sussurrio di ombre distorte dalla fiamma di una candela.
- Nostra figlia aveva ragione. Il sapore è gradevole.
- Ne verso ancora, allora.
- Aspetta.
Guendalina allunga una mano sul braccio del marito.
- Accendi le altre candele.
- Sicura? Credevo volessi fare tutto all’ombra che più ombra non si può – ridacchia Ascario, l’infuso già inclinato verso la tazza.
In realtà l’idea di un’unica candela ad illuminare questa lunga sera che scende sulla vita è stata proprio sua.
- Non tirarti indietro, Ascario – la mano stringe ancora di più sul braccio, stringe, lo costringe a posare l’infuso sul tavolo – Preferisci non vedere la mia trasformazione, come se non lo sapessi, ma, ricorda, è la stessa che cambiato nostra figlia.
Ascario sospira. Inutile aggiungere che non solo l’ha cambiata, ma soprattutto l’ha ucci…