martedì 27 settembre 2016

Oscilla



Oscilla - Giovanni Sicuranza


Ah, ecco l'uomo.
Rimane sospeso come sacrificio d'agnello, 
oscilla dove il vento lo accompagna e, dolce,
sempre torna indietro.
Accoglie il richiamo della fune,
che gli bacia il collo, se lo porta 
intorno alle ferite del faggio, 
e con lei attende, impiccato.
Ad ogni imbrunire del bosco
questa carne d'uomo oscilla.
Ecco l'uomo.
Già riprende, adesso, 
piano.

lunedì 26 settembre 2016

La carta digitale di Lavrange



E' il sangue di Nostra Signora della Fossa, 
che non coagula e 
non svanisce,
oceano primordiale delle nostre librerie.

Lo so, siete in fremente attesa della molto very prossima uscita dei romanzi "Sotto la terra qualcosa campa" e "Il dipinto" in veste e-book, disponibili a prezzi infami e lodevoli in pressoché ogni store on-line. 
Intanto, per chi ha voglia di fare impallidire il proprio conto concorrente, 
per chi ha quell'eccitante sapore vintage che impedisce di rinunciare alla versione cartacea, 
segnalo lo sconto proposto (anche) da IBS sulle vicende di Lavrange e di casa vostra. 






sabato 24 settembre 2016

Nerocchio - riedit


Nerocchio - Giovanni Sicuranza


I merli sono rossi, i merli sono muti.
Il Duca Gridalosso e i suoi cavalieri hanno nascosto le armi nel ventre dei nemici e sul campo della vittoria avanzano.
Lacrime di sangue dalla merlatura, pendoli di corpi rotti sulle torri a pianta rotonda, questo è il Castello di Boscombroso. 
Fermi!, la mano alzata, la voce spezzata dalla fatica di uccidere, il Duca Gridalosso arresta il cavallo. 
I dodici sopravvissuti, intorno a lui dipinti, diventano unico, immobile corpo mercenario. 
Occhi grandi di donne e bambini li attendono sui gradini della chiesa, eretta con la pietra scura del bosco.
Gridalosso sa. 
Sa che il bosco toglie i colori, che chi si avventura tra le radici grandi come un destrerio, perde la voglia di vita, a volte anche la memoria. 
Chi vi ha radunato qui, chiede al volgo, Da dove venite tutti?
Gli occhi non rispondono. Si muovono veloci, lo oltrepassano, scalano il suo esercito e si perdono oltre. 
Nel bosco. 
Prendiamoceli, propone Gutter Sadich, luogotenente dei mercenari, Le donne per la notte, i bambini per il cibo.
Gridalosso fa no. Appena. Oggi no.
Gutter Sadich perde il testosterone. 
Andiamo via, tutti, cauti. 
I soldati non capiscono l'ordine di Gridalosso, ma ne inspirano il terrore. 
I loro sguardi arretrano, la pelle che suda brividi e silenzi. 
Gli occhi dei bambini sono neri, 
quelli delle donne sono neri. 
Un nero assoluto che sconfina in tutta la sclera. Assorbe la luce, spegne le emozioni. 
Il Duca di Gridalosso sente il vento freddo che si alza da Boscombroso e vede gli occhi dei vinti che diventano grandi, più grandi di un sole negro.
Qualcuno dei suoi soldati prega, tutti, infine, bestemmiano.
Il Duca di Gridalosso non ha mai perso così tanto in una vittoria. 
Chiude le palpebre. 
È la strega, la strega buia del manoscritto "Sotto la terra qualcosa campa", edito dal bastardo Sicuranza e disponibile da settembre 2016 in ogni store on line.
Ah, geme l'uomo di spada feroce, se solo lo avessi letto, forse saprei come salvarci.
Solo un istante di misericordia, prima di ricordarsi che nessuno dei mercenari è in grado di reggere un libro.
Cade in ginocchio, appassisce il capo.
E il nero penetra in lui.

mercoledì 21 settembre 2016

Specie a rischio





Il modo migliore per estinguere un buon libro è ignorarlo. 

Il Grande Scrittore


Il Grande ScrittoreGiovanni Sicuranza


Lo scrittore parte per la Fiera del Libro Nazionale. 
Regge con ansie e sudori il suo corposo manoscritto di sangue e amori e durante il pellegrinaggio scatta un selfie con il Poeta vincitore del Premio Versi Tronchi, indetto dalla Guardia Forestale, e un altro con il Noto Scrittore Noir, Premio Nero Grassetto dell’Associazione Linea Gotica, e l'ultimo persino con la Poetessa Premio Dialettale di una regione che non comprende e che comunque diventa superflua quando gli occhi suoi percorrono versi e capoversi del decolté da cerimonia della Somma.
Giunge infine al Salone della Fiera del Libro Nazionale, il manoscritto stretto sotto un tetto di tensione, saluta tutti, spintona mandrie di lettori, 
oltrepassa i piccoli Editori, 
i medi Editori, 
salta gli Editori senza portafoglio, 
quelli che con un cappello tra i piedi, volto a pancia in su come innocuo carapace, chiedono solo un piccolo-contributo-piccolo ad ogni scribacchino,
ed ecco, 
si avvicina ai territori del Grande Editore. 
Davanti a lui, eserciti di manoscritti.
Su ogni manoscritto, mani tese ad artiglio, falangi di ogni tipo, ognuna avvolta da una fascetta ad anello, stretta a declamare la grandiosità della propria narrativa e le oltre 1000.000 copie di prossima vendita.

Lo scrittore si mette in fila, attende.

Mesi dopo, giunto al cospetto del Grande Editore, ha un singhiozzo.
Il Grande Editore non si cura di lui, non del suo manoscritto, non smette di ridere al telefono.  
Lo scrittore è disorientato, ciondola, socchiude gli occhi, rivede il decolté della poetessa e, nel tentativo di umiliare la disperazione con uno scopo  carnale, rimpiange di non avere avuto i gameti giusti per osare. 
Eppure non gli sfugge il movimento leggero. 
Il Grande Editore ha piegato appena le gambe sotto la sedia, il lembo dei pantaloni ha perso terreno, scopre le caviglie velate da calzini in rosa letterario.  
Un particolare che lo scrittore comprende. Il suo manoscritto narra del sesso privo di limiti, della sua fatica e della sua ricompensa.
Socchiude le labbra, le edita rapido con la lingua, 
accorcia lo spazio tra i capoversi e tra lui e il Grande Editore. 
Onorato, sussurra, mi creda, è una sera bella e calda e lei ha un odore amorevole.
Il Grande Editore non ride più, ruota il collo, un accenno, giusto per permettergli di entrare nel suo campo visivo.  
Sì, pensa lo scrittore, questo è un ottimo incipit.