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Visite (II) - Giovanni Sicuranza

Io ho paura, loro dicono che è normale. 
Anche questa sera papà è stato con me, fino a quando mamma non ha sbuffato, e prima di andarsene mi ha fatto l'occhiolino. 
Nessun problema, amico, mi ha detto, e forse voleva sembrare buffo, perché mentre parlava ha lasciato l'occhio chiuso; solo che che io ho sentito male allo stomaco, ho pensato che magari aveva perso l'occhio per sempre. 
Alla tua età le desideravo anch'io, è normale, amico. 
Apri l'occhio, papà, apri l'occhio. 
Stai crescendo, mi ha detto, come se non avesse sentito il mio pensiero, stai diventando uomo. 
Poi sono solo, perso nella mia stanza, e in questo buio di sudori lei torna. 
Vieni a letto con me, sussurra. Mi vedo attraverso le sue pupille verde fosforo, sono piccolo, rannicchiato nell'angolo tra l'armadio e la televisione. 
Vieni con me, se sei uomo. 
Mamma e papà sanno del soffio sotto le lenzuola, di come si gonfia e diventa donna, bianca e grigia come luna, sanno del verde luminoso con cui mi guarda il fantasma, sanno tutto e dicono che è normale. 
Vieni con me, a letto, la sua voce è sporca, umida come la terra del giardino dove mamma ha seppellito Snoopy.
Secondo me, papà quando era bimbo non ha mai visto una donna così, o forse sì, forse non apre l'occhio per non ritrovarla nella mia camera. 
Sei un pisciasotto, sospira lei, sospiro anch'io, ed è così che succede. Questa è la mia notte, vieni a letto con me, pisciasotto, vieni con me, se sei uomo. 
Basta, non chiamo mamma e papà, non più, tanto, a luce accesa, c'è solo il lenzuolo del letto e il loro solito sospiro. Però non ho smesso di farmela addosso. 
Mamma e papà possono dire quello che vogliono, per me non è normale, e forse non è normale nemmeno continuare a vedere anche loro. Ormai è trascorso tanto tempo, tanto vuoto, e qui, nella mia camera spenta, non sono più tornati.

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