Puoi contarle – Giovanni Sicuranza Non si riesce, figliolo. Cosa? Puoi contarle, non è il numero il problema, è il loro modo di essere esposte. Lo sguardo di figliolo cerca aiuto al cielo, ma rimane intrappolato nella navata del Comune, questo palmo di mano in granito che avvolge i pianti e pesa sulla morte. A coprire il pavimento e i mosaici dell’epopea medievale e i coriandoli in granito, che rappresentano la memoria collettiva delle feste popolari, ci sono loro, le fila. Fila allineate, ordinate, disciplinate. Fila mute. Fila che ogni ora si allungano, si allargano, assembrano i marciapiedi e la strada che unisce il Comune alla Chiesa. Figliolo soffoca un colpo di tosse, riprova. Una, due, tre, quattro cinque, sei, sette, otto, nove, Stai attento. Uh? Barcolli, figliolo. Sicuro di continuare? Uh? Vieni, appoggiati a me. Sudi. Sì, mi sento, ecco, ho lo stomaco duro, come. Come queste bare. Non finiscono più. No, figlio...
percorsi a singhiozzo nella landa di Neurotopia