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carattere 6

Mi dicono che vorrebbero trarre una serie televisiva dai miei libri " Storie da Città di Solitudine e dal Km 76 " e " Ritorno a Città di Solitudine ". A voi risulta? Sulla serie televisiva lancerebbero un unico romanzo, in veste commerciale, eliminando orpelli e corbelli stilistici del sicuranzese, addolcendolo con zollette di lieti fini; dal romanzo inonderebbero menti e portafogli con l'adattamento cinematografico; di me, dicono, rimarrebbe infine una nota di ringraziamento, quasi un singhiozzo, a termine dei titoli di coda e a carattere 6.  Ecco, apprezzo il riferimento al carattere 6: è piccolo, mite, timido, persino, ma ha ampie potenzialità di crescita, fino a diventare carattere irascibile con tendenza al grassetto furioso.

6 dentro 6

6 dentro 6   Giovanni Sicuranza F ragile fruscio è il velo del tuo respiro,  mentre si spoglia dentro il mio.

Virtualismi

Virtualismi  Giovanni Sicuranza A lungo e così lungo rimarrò con te, bidimensione, schermo salva schermo. Puoi tenermi quanto vuoi, siamo tu ed io, in Facebook, stessi orizzonti, stessi pensieri, stesse opinioni, repliche di gradimenti, anatemi di tradimenti.  Dal tuo portale tutto è semplice e sicuro, sparisci, ritorni, gradisci, sparisci; non devi impegnarti in discussioni, non devi sentire i miei odori, il mio avatar è asettico. Mi porti in giro, certo, ma decidi tu, nel tuo cellulare; mi accendo, mi spengo, se vuoi, se non vuoi. Una frase cioccolatino, uno slogan pur banale, un "mi piace" dozzinale, questo è il rapporto che ti chiedo. Condividimi.  Lascia che io sia il tuo virtuale.

La bellezza non è tutto (riedit)

La bellezza non è tutto (II) – Giovanni Sicuranza Papà, papà mio.  Parole umide, paludi emerse dalla vasca da bagno, così arriva la voce di mia figlia, gelo che morde la nuca velata dal sudore d’agosto.  Aveva cinque anni, il mio piccolo amore, e si divertiva a parlarmi sotto la superficie dell’acqua. Almeno ci provava, insomma, il divertimento era proprio questo, nei glu glu che emergevano, risate velate d’acqua e schiuma per il bagno.  Schiuma all'aroma di mughetto. Papà, papino mio, mi chiede,  ora,  bagnata,  nuda,  troppo nuda, figlia mia.  Si porta dentro i suoi cinque anni, anche se ne avrebbe compiuti sei proprio oggi, anche se è conciata così male da non avere più età umana.  Le parole escono dalle desquamazioni del viso, dalle fistole del collo, fanno vibrare frustoli di polmone attraverso le caverne del petto.  Perché, papà mio, mi chiede, perché seppelliamo i nostri morti, e non c'è punto di dom...

Buon proseguimento

Buon proseguimento – Giovanni Sicuranza  “23.59.59” poi, gli schermi mutarono in una fila di zero, come un codice IBAN esausto:  “00.00.00”;  luci verdi, rosse, gialle, all’unisono annunciarono la mezzanotte in tutto il Paese.  E il 2014 non arrivò.  La gente rimase a guardare lo splendore del megaschermo cronografico e continuò a farlo, immobile, in tutti gli attimi dopo che ripeterono l’attimo prima.  “23.59.59”, ogni schermo era tornato indietro e aveva impresso questa cifra nelle retine mondiali.  Era successo che il 2014 ci aveva ripensato e, fuso orario dopo fuso orario, la vita degli uomini si era fermata sull’ultimo respiro dell'anno 2013.  - Perché? – volle sapere lui, attonito – Torna qui, sono stanco, io, dodici mesi, ecco il mio tempo.  Il 2014 chinò la testa. - Anch’io sono stanco, tanto.  - Tu? No, scusa – e qui il 2013 ebbe uno fremito d’ira, le “23.59.59” di tutti gli schermi sfarfallarono in...

La strada condivisa

Imploso in frenesie di istanti, vivo come massa oscura di me stesso;  per questo mi affanno in autoritratti.  Scatto immagini al mio volto, lo faccio giorno sopra giorno; con la fotografia fermo il tempo e, nella morte del tempo, solo questo tento, di riconoscermi come individuo tra la gente   [“La strada condivisa”; Ernest G. Sicurangway, 31.12.2013]

All'ultimo dell'anno

All'ultimo dell'anno (reprise) - Giovanni Sicuranza "E' una serata che promette, questa.  Nel ristorante siamo io, la mia ragazza e molti amici, tutti concentrati a questo tavolo, li guardo, sorrido tra i sorrisi, e ancora non so chi vorrei vedere l'attimo prima di morire. Elena è tanto brava nell'impegno civico, quanto nel fare pompe spezza-respiro, e abbiamo una cerchia di coppie che dissertano di politica e di nuovi modelli di cellulari con la stessa ovvietà con cui tutti evitiamo di parlare di morte, della nostra inevitabile morte.  Nessuno di loro sarà in grado di aiutarmi tra poche ore. Mancano centoventiquattro minuti, li conto da questa mattina, da quando ho preparato la fiala, cenventiquattro per sessanta tic tac e poi la mia coscienza si annullerà nel sempre.  Io lo so, loro no.  Non l'ho detto ad Elena, non lo dirò nemmeno a Mirco, il mio amico delle elementari e delle medie e della laurea in medicina, fianco a fianco nelle cors...