Il profumo delle rose


Il profumo delle rose - Giovanni Sicuranza

No, mi ascolti bene, consideri che l'ho anche sposato. Finalmente, adesso diranno perché ho voluto tanti fiori in chiesa e le candele profumate al rinfresco, quel brancolo di parenti ignoranti, anzi, ipocriti; lo sapevano tutti, tutti, quanto puzzava mio marito, che nemmeno le mosche avevano coraggio di entrarci in casa. Mica potevano ignorarlo,  la sua pelle era una sintesi tra il cavolfiore e il gorgonzola, dopo che li hai tenuti fuori frigo per un paio di settimane, sigillati nel cellophane, e poi apri, dico, che nemmeno un profanatore di bare economiche riuscirebbe a resistere. No, la prego, non mi faccia una domanda così banale, non è da lei, uomo arguto, che conosce il mondo, è ovvio che mio marito aveva altre qualità; ad esempio, mi faceva da servo, certo, consapevole che nessun'altra avrebbe avuto lo stomaco di abbracciarlo, e, beh, scusi, rabbrividisco, ma più che stomaco ci voleva un otre per il vomito. Adesso che fa?, mi guarda in quel modo saputello, scontato, come se la sapesse lunga, ma, vede, le sto raccontando il motivo per cui ho ucciso mio marito e il suo conto in banca c'entra come cavoli a merenda, che poi era l'odore dell'alito di mio marito, quello dei cavoli, intendo, con retrogusto tartufo nero. Aveva un problema di metabolismo, troppo veloce, una cascata di cataboliti, insomma, e le sue cellule deperivano e morivano in pochi minuti, una manna per i batteri della pelle. Poteva lavarsi anche tre volte al giorno, ma era peggio, poteva immergersi in lavande di ogni tipo e il risultato era solo che i suoi saprofiti si moltiplicavano e gioivano nel degradare pelle morta al sapore di mughetto, o di ginepro, o veda lei. E' così che alla fine mi è venuta l'idea. E' stato quando lui ha preteso di essere baciato dietro le orecchie, mi eccita, diceva e si avvicinava, dai, tesoro, ti pago se lo fai, e allora, beh, ho pensato, proviamo anche questa, varrà pure le scarpe tacco 12, quelle che le mie amiche non si potranno mai permettere; Ecco, così mi motivavo a stargli accanto, solo che quella volta, a momenti, morivo io. Ho rigettato fino al nostro pranzo nuziale, credo, e dire che eravamo già al primo anniversario. 
Per cui, insomma, lei, signor giudice, cosa avrebbe fatto? Il suo odore era diventato insostenibile, io ho solo applicato l'unica soluzione. L'ho affogato nella tazza del cesso, sarà per questo che è sbucato quel topo di fogna, a mangiargli il viso, mentre ancora urlava, sarà perché tanfo richiama tanfo. Quindi non era per i soldi, capito, lo dirò anche alla tivvù. E' questo il motivo, solo questo, perché, quando mi permetterete di andarlo a trovare, non sarò più umiliata dal suo odore, ora che la sua lapide si trova ben sigillata in un prato, tra il profumo delle rose.  

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