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Visualizzazione dei post da Aprile, 2012

Mobanza

Eroi

Eroi Giovanni Sicuranza

Non ho capito subito che si trattava di lui.  Del mio ictus.  In quel momento ero un vascello sulle onde del tuo corpo, avvolto dai nostri sospiri. Per questo è riuscito a sorprendermi.  A naufragarmi da te. Non piangerti addosso sensi di colpa, smettila per favore. Sai che lo abbiamo sfidato, eravamo consapevoli che mi avrebbe preso. Anche se mi ha lasciato il corpo di uno zombie, ora risorgo.
Guarda, i miei occhi riescono a dirtelo.  Trova il modo di leggerli, asciuga i tuoi.  Avevamo solo un modo per vivere davvero, continuare come prima e, sai, forse questa decisione ci darà la forza di proseguire. Oltre.  Sorridi nella sconfitta, amore.  Siamo eroi del nostro desiderio.


Dove scorre il fiume - immagini ispiratrici del romanzo.

Il mio amato

Il mio amato Giovanni Sicuranza
- Lo amo, bastarda!  - E allora? Sai quanti legami ho spezzato, anche all'improvviso, nella loro apoteosi.  - Con noi non riuscirai.  - Nei secoli dei secoli.  - Cosa? - Che noia. Secondo te, quante volte ho sentito sprecare questa frase? Lui sarà infine attratto da me. E ti dimenticherà. - Beh, troverò un modo. Amo troppo Giovanni Sicuranza, per cedertelo.  - Immagino, caro Giovanni Sicuranza. Allora cercalo, questo modo. Io rimango qui, al tavolino del bar "Oltre", nessun problema. Anzi, se permetti, vorrei godermi il mio cocktail preferito. A proposito, un po' di "Caduta Speranza"? - No, devi solo dirmi cosa fare per sconfiggerti, Morte. - Prova a uccidermi. 

L'ultimo 2012

L'ultimo 2012
Giovanni Sicuranza
- Ma guarda questo! - il tempo di parlare e già l'adunco pollice del signor Ultimo M. ha risposto al messaggio. - Chi era, caro? - chiede la moglie, con tono lontano.  Ultimo M. fa sì con la testa e abortisce la conversazione.  Luce M. in realtà è dentro la soap-opera, replica di se stessa, giorno dopo giorno, negli ultimi sei anni.   Ultimo M. si accerta che la risposta sia giunta al destinatario, rilegge l'SMS ricevuto e sogghigna al rado riflesso di se stesso sul cellulare.  Come si fa a esitare in un caso del genere?  Sbilancia appena lo sguardo sul fantasma della moglie, simbionte del divano, e torna subito al testo inviatogli dal gestore telefonico: "Se sei convinto che il mondo NON finirà nel 2012 rispondi sì a questo SMS e VINCI un viaggio per il Messico per 2!". Ultimo M. ripone il telefono nella tasca della giacca, tocca il nodo della cravatta con un soffio di dita, poi si dirige verso la camera da letto. A passi decisi.  Luce M. …

Opzione Unica

Opzione Unica Giovanni Sicuranza
"Ora so quanto sei importante". "Ho deciso, basta. Ho un'altra". Tin tin, squittisce il cellulare e sul display compaiono altri due messaggi.  Carlotta si dice che è meglio non leggerli, se lo impone con un ringhio mentale, e intanto la sua mano si allunga sul tavolo.  Da quanto ha attivato l'Opzione Unica, riceve una media di cinquanta SMS all'ora. Quasi uno ogni minuto.  Una pioggia di emozioni, che rischia di affogarla.  Ignorali.  No, leggi!, la rimprovera la sua voce con il tono della madre. La madre che ha sempre saputo come proteggerla dalle insidie del marcio mondo. La madre che tutto sa e tutto crea e tutto distrugge. Tin tin, risponde il cellulare, allegria!  Le dita gli si stringono intorno, come farebbero sul collo di mamma.  Se mamma non fosse già morta. L'ultimo contatto è stato un messaggio.  Carlotta aveva il vecchio cellulare, regalo della madre per il quattordicesimo compleanno. Un macrocefalo di display, con i nu…

Prima passi - Polvere di Silenzi

"Primi passi", dal romanzo "Polvere di Silenzi" di Giovanni Sicuranza
Un sospiro. Lungo, caldo. Così denso da uscire dalla cascina e diventare respiro del tramonto e del bosco. È importante questo sospiro, e merita silenzio, perché è l’ultimo di una vita. È di Margherita, che muore. L’alta marea del sangue sfonda gli argini delle labbra in un conato d’addio, poi tutto si spegne. Silenzio. *** L’uomo è ombra tratteggiata sull’uscio. Pensa che dovrebbe voltarsi ancora, una volta, una sola volta verso la donna che ha amato e dirle con gli occhi che non la dimenticherà, mai. Perché l’ha uccisa. Perché ne ha assaggiato la carne e poi le ha preso la parte più intima e vera. L’agonia. Dedicata a lui. Le mani scivolano sul profilo della porta. Scie di sangue firmano il legno fino al bordo della maniglia. E l’uomo si ferma. Assorto.  Ha sentito, è stato meno di una certezza, ma sa che nell’aria c’è qualcosa di nuovo e si affretta a catturare con il naso il sospiro della donna, gli occhi …

Funanbolismo

Sospendo temporaneamente il blog.  Occorre "convalescentare" al meglio, leggere, rivedere racconti per il libro "Polvere di Silenzi".  Forse occorre anche morire. 
E' sospensione della produzione letteraria, non della vostra e mia partecipazione.

Al tuo funerale, ogni giorno

Al tuo funerale, ogni giorno
Giovanni Sicuranza


Di vita ridondante,
ti vedo morire. 
Sei codice ripetuto 
su malghe sociali. 


Rigida nei veti, livida
di sospiri, fredda
di sangue. 


La tua grafia è un  
agonico tracciato.
E di vita firmata,
ti vedo morire. 


Il tempo dei best-seller

Il tempo dei best-seller Giovanni Sicuranza
E' come un petalo che cade sulla spalla.  La guardo, questa falange ungueale rivestita da tessuto morto.  Strato corneo e epidermide mummificata.  L'unghia e la parte di dito che la lambisce. Il resto è scheletro allo stato libero, privo dei legami dei tendini, della massa a scadenza dei muscoli e dei vasi sanguigni.  Mi volto piano verso il cadavere, verso quel corpo che si regge alla mia spalla con il ricordo di un dito.  Ho il cuore in tutti i posti, un accelerato che batte in gola, nello stomaco, persino nella vescica.  Intanto ogni frazione di secondo rallenta, arranca e si ferma, attonita per questa scena contro natura.  Devo girarmi su me stessa ed come fare il giro del mondo.  Lenta come un rantolo al calare della vita, troppo fragile perché ci sia tempo di reagire.  - Sono tornato - dice lui.  - Lo sapevi - aggiunge con una voce che è la sua, ma impastata, come se avesse la bocca piena.  Piena di.  Prima del volto, scorgo la terra che esce…

Nel centenario titanico - Appunti di bordo

Nel centenario titanico - Appunti di bordo.
Il sovradosaggio dell'informazione superficiale rallenta l'interesse all'approfondimento e fornisce l'illusione del "sapere". Vale in parte anche per la saturazione da "Titanic", inteso nel recente immaginario come il film di Cameron.  Eppure, oltre la tragedia, l'affondamento del transatlantico segna uno spartiacque sociale, che ancora oggi ci riguarda. Il XX secolo esplode all'insegna dell'ottimismo. Le scoperte, le conquiste, i simboli della tecnologia nascente, crescente. Invincibile. Cento anni fa, dopo la notte tra il 14 e il 15 aprile 1912, l'uomo si trovò a riscoprire le proprie ancestrali paure.

Libera & Bella

Libera & Bella Giovanni Sicuranza
La scia di bava sull'ombra di una candela spenta.  Bestia che giace negli oblii della fiaba, esangue di canto. Bella che oltraggia il carnefice di vendetta cruenta. Che affila libera il lieto fine e lo penetra nel mostro stanco.

Esumatemi!

Esumatemi!
Giovanni Sicuranza


Nei biodegradabili silenzi della bara, 
le tue unghie scavano titoli di coda. 


Il ritmo del respiro

Il ritmo del respiro Giovanni Sicuranza
Questa muta mano tra le tue. Stringila. Deciso, fino agli ultimi frammenti del  mio urlo coagulato. Il ventre dei miei vermi danza al ritmo tribale del tuo respiro, nebbia di sangue  sui passi del ritorno.

La panchina

La panchina Giovanni Sicuranza
- Quanto nevica, Signore. - Era casa tua, cosa dovrei fare? - Se potesse aiutarmi, almeno per questa notte.  - Da quanto dormi sulla panchina? - Una settimana, Signore. Sempre quella. E la neve me la seppellisce, come terra bianca.  - E dunque? Nevica dall'alba.  - E' che prima ho cercato di non  farci caso. Prima, insomma, mi sono detto che potevo coprire la panchina con il mio corpo. Ma adesso, Signore, non smette. Nevica e non ho più carne da offrire al cielo.  - Era così importante, per te, questa dimora? - Lei stesso lo ha detto, Signore, era casa mia. Non è importante la sua? - D'accordo. Ti offro protezione, per questa notte, però. Poi dovrai vagare altrove. Non hai consumato solo la carne sulla panchina.  - Grazie, Signore. E' lontana la sua tomba, Signore? - Tranquillo, prima cinta del cimitero. Nella cripta di famiglia saremo al riparo.  

Ecce Sicuranza

Come un menestrello

Giorno di Festa

Giorno di Festa Giovanni Sicuranza
Pasquale e Agnello si incontrarono in una pozzanghera fresca di pioggia. Si salutarono con un cenno e quindi rimasero immobili, uno di fronte l'altro, nell'anelito di una goccia cadente dalla distesa d'ulivo, sopra le loro teste.   Quando la goccia si diede alle altre, sacrificando la propria identità per il vigore della pozza, Agnello guardò verso il campanile della chiesa.  Le campane erano petali di bronzo, prostrati sulla piazza del paese. Il batacchio la lingua baritonale che stava già chiamando all'adunata.  - E' ora. - Sì - ammise Pasquale.  Le lame si ersero a fendere l'aria.  Il coltello di Pasquale Colomba morse la gola di Agnello Di Dio e, nella caduta, quello di Agnello Di Dio segnò una voragine rossa nel ventre di Pasquale Colomba.  La pozzanghera di pioggia sbuffò sangue e schiuma, infastidita.   Sopra tutto il giorno, le campane intonarono inni d'Amore.


Dal Nord

Dal Nord Giovanni Sicuranza

Per Assunta le brutte notizie arrivano sempre dal Nord. 
Il lavoro di insegnante, precaria. Al prezzo di abbandonare la sua terra e salire su, settecento e spacca chilometri più su. E dire addio ai genitori, perché il contratto inizia, mentre la loro vita finisce. E lasciare una lacrima a sedimentare sulle labbra di un amore segreto.
Un anno dopo, sposa un noto professionista. Del Nord. 
Spera che un giorno, magari, riusciranno ad amarsi. Per il momento, lui nemmeno la rispetta. Non se lei non è la cenerentola di casa, non se lo attende, quando striscia nel letto lungo la penombra di una lampada. 
All'inizio chiedeva, la cenerentola, voleva spiegazioni. E l'uomo stimato diventava furia domestica. 
Assunta ormai tace. 
Anche mentre seppelliscono il marito, dopo una caduta dal terrazzo di casa. Sesto piano in pochi frammenti, silenziosi, senza nemmeno il tempo di un urlo. Volo di sola andata. 
Il carabiniere che l'ha interrogata veste un borghese trascurat…

Alle 06.45

Alle 06.45 Giovanni Sicuranza
Non c’è bisogno di preoccuparsi.  Scricchiola il respiro di Aloisio De’ Profundis, foglia secca nell’albero polmonare.  Non morirai per forza di questo.  Esonda lo sguardo sul corpo della moglie, disteso al fianco nella solitudine del sonno.  Ci sarò, anche domani, certo.  Le mani afferrano la sveglia con la volontà delle radici al suolo.  06.45, come ogni mattina.  Aloisio De’ Profundis annuisce al led verde. I secondi avanzano, la sua vita anche.  E si distende supino, le braccia unite sul petto, ma sotto le sterno, per evitare l’incontro con il cuore. Con il suo ritmo accelerato.  La moglie russa. Apoteosi di rombo nasale, pausa, nuova innalzata nel coro di un sonno regolare.  Aloisio cerca il labbro inferiore e lo tiene saldo a se con i denti.  La sveglia suonerà sempre, si conforta. Domani, presto, anche se è domenica.  Sì, annuisce all’oscurità, è un traguardo sentirla ogni giorno alle sei e quarantacinque.  Aloisio trascorre così le prime ore del buio casalingo.  …

I nostri rifiuti

I nostri rifiuti Giovanni Sicuranza
-Prendo tutto e mi allontano.  -Sicuro di farcela? -Beh, ci provo, con calma. Se sono riuscito a venire da te, dovrei farcela ad andare.  -Lo sai che non era il caso. Dove ti metterai? -Non so, non possono smaltirmi subito, vero? E ho uno zaino pieno sulle spalle. Ci sono cose inquinanti.  -Siete inquinanti.  -Sì. Per te e per me.  -Ho chiamato la Nettezza Urbana, saranno qui tra pochi adesso.  -Mi preparo.  -Getterai via ogni cosa, promesso?  -Se non puoi. -Non posso. Via i tuoi pensieri per me.  -Via i desideri di trascorrere le giornate con te.  -E mi raccomando, le carezze, i baci, tutto quello che hai nello zaino e avresti voluto offrirmi.  -Sì. E altro.  -Appunto, inquineresti troppo. Desideri lasciati sedimentare, ipotesi di carezze, baci, sensualità, sai quanti germi potenziali lasciati liberi, se non sono accettati dai corpi e dal cuore.  -Dovrò segnalarli alla Nettezza Urbana. Un elenco lungo. -Beh, consolati, non inceneriranno tutto subito. Li lasciano un p…

Lasciate che vengano a me

Lasciate che vengano a me Giovanni Sicuranza

Una sola parola, ripetuta in rapida successione.  Piena. Assoluta. La sento arrivare fino al mio stomaco, riempirlo tanto che il diaframma si blocca. Quando ricomincio a respirare, la parola torna. Non riesco a trovare il tempo per capire, chino sul suolo scivoloso di feci.  Nevicano escrementi dai pipistrelli sopra la mia testa. Ma non voglio protestare, rischierei di svegliarli tutti, centinaia, migliaia, di essere travolto dalle loro ali ubriache di cecità.  Ed ora basta, silenzio, la parola torna, mi rotola dentro. Il diaframma si inarca di paura. Tace. *** - Lascia perdere, lo abbiamo perso. - Perché? - Perché è morto, direi. - Intendo, perché mai lo avrà fatto. - Lascia perdere, ho detto, vai a casa. Il tuo turno è finito. - Lo conoscevo. - Non credo. - Era un vicino di casa, gentile. - Anche quando attirava in casa i bambini. - Li ha mangiati. - Ma l’ultimo si è salvato; gli ha spaccato il cranio. Siamo medici, imparziali, ma come donna ti dico che sono…

"Phantasmagoria"

L'aspetto più bello del mio funerale è che ci sarò anch'io.

Iodiamoci

Oh, qui merito un "mi piace" all'intenzione, comunque sia venuta.  Non l'ho ascoltata, ma improvvisata in sala attesa TAC, con sei occhi allibiti addosso per tutto il delirio.  Credo che per gli altri pazienti sia stata una soddisfazione capire che ero l'ultimo.

Gatti di polvere

Gatti di polvere Giovanni Sicuranza

I miei fantasmi cadono sulla notte  in un adagio straniero di morte. Gatti di polvere con le fusa  sulle gambe della mia bara.

Verso casa

Anima noir

"Anima noir" Giovanni Sicuranza
Seduto sulla tazza del cesso. I Theatres des Vampires si affannano a coprire con "Rain" i barriti defecatori di Egli. Dall'altra parte, oltre la fragilità del cartongesso, Ella ha una smorfia di disgusto. - E' pieno! - sibila, la mano che naviga nella palude gastrica del cane. Egli alza lo sguardo all'altezza della serratura. - No, ti prego - sudano le sue parole. Poi stringe le palpebre, solo che non basta. Non basta a fargli uscire tutto il vortice che gli morde l'intestino. Non basta a cancellare la scena di sua sorella che azzanna il bastardo al ventre, lo lacera aiutandosi con le unghie e poi inizia a rovistare. - Hai finito, stronzo? Mi sa che la prossima caccia la faccio da sola. - Cosa hai - agonizza Egli, mentre "Rain" lascia il posto ai sintetizzatori di "Dust". Ella estrae un grumo giallo, compatto come gelatina, grosso come un nido di rondine, lo pulisce veloce sui pantaloni e lo innalza verso la …

Amore per sempre

Amore per sempre
Giovanni Sicuranza 


Il deserto che porta al tuo nome ha una porta socchiusa. Crisantemi di sabbia e serpi strisciano su correnti immortali. Entro neo tuo tempo,  amore nero, assoluto, e sulla  maniglia lascio il mio alito  più bello. 

Il particolare

Il particolare Giovanni Sicuranza
Il particolare è il Requiem di Clint Mansell, che, cinereo, veste i tessuti polmonari. John Allan Poanza è la casa del funerale e lo sa. - Cazzo, decenni di studi, volumi di racconti e romanzi, centinaia di sezioni su cadaveri di ogni tipo e in pochi giorni scopro che la Morte si è ripresa tutto il vantaggio con gli interessi. Accanto a Poanza c'è un ospite. Il particolare è che tutti prima o poi lo conoscono bene. - Io sono sempre in vantaggio. Poanza annuisce, piano, per non disturbare le esequie del suo polmone. - Però hai accelerato. - Sei a rischio elevato, sì. Credevi ci fossero regole da seguire? Il Requiem si innalza lungo i deserti gassosi degli alveoli. - E adesso cosa faccio? Insomma, come recupero il vantaggio? Hai ucciso il respiro di un polmone. Con quale fiato ti raggiungo? Poanza avverte la sinfonia salire alla gola con un rombo cavernoso. L'ospite ciondola il capo al ritmo del vuoto. - Semplice, John Allan. Riprenditi quello che ti ho lascia…

Ciabattando

Ciabattando Giovanni Sicuranza
John Allan Poanza si era goticamente rotto le balle di leggere delle sue storie negli articoli sprezzanti dei sapienti. Digrignò i denti come lapidi in un cimitero di parole e diede un calcio ai suoi racconti. Erano tutti lì, ammassati, per cui bastò uno scarpone numero 40 per uccidere i personaggi. Caddero prima i protagonisti, più caratterizzati e quindi completi di organi vitali, poi toccò ai monti, che franarono sui laghi, che esondarono sui paesi. Fino a trascinare nel fango descrizioni e dialoghi. Alla notizia della strage, i critici fecero spallucce radical-chic e annunciarono che la distruzione dell'opera omnia rappresentava senza dubbio alcuno la maggiore creatività di uno scrittore morboso e mortifero. John Allan Poanza decise allora che per loro avrebbe indossato ciabatte.  Che, come noto, sono le migliori calzature schiaccia-insetti.

Immortalis

Immortalis Giovanni Sicuranza
Alle prime avvisaglie dell'embolia polmonare, John Allan Poanza capì che era giunta l'ora del suo ultimo romanzo. Davanti allo schermo, urlando agonie sopra ogni respiro, scrisse di getto le trentanove pagine della fine. Le dita cadevano sulla tastiera, si rialzavano a fatica e procedevano, guidate dal fuoco dell'immortalità letteraria. Al rantolo terminale, lo scrittore si accorse di non avere acceso il computer.