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La nostra narrativa

La nostra narrativa – Giovanni Sicuranza   (prosegue dal precedente "Il mio romanzo") L’uomo afflitto si accinge a varcare la porta della dimora antica e solo quando passa accanto al pendolo dell’ingresso innalza gli occhi.  Quali iridi fragili, le sue, incapaci di raggiungere il quadrante delle lancette.  Accade per la prima volta che l’uomo afflitto esce di casa e, mesto, non sa narrare che ore sono.  Forse dovrebbe chiamare l’ospedale, o i vigili, ma nemmeno questo sa; mai la sua donna lo ha lasciato uscire così indifferente dal loro letto.  Così fredda.  E tanto morta. Morta porta corta,  vorrebbe liberarsi, ma i pensieri sono ingabbiati nella litania di queste parole,  morta porta corta Forse la chiude, la porta, forse no, troppo corta è una vita per ricordare ogni gesto.  Si versa sul marciapiede, attraversa la strada,  oppure è la strada che attraversa lui, chissà,  la vita mica è questa ...

Il mio romanzo

  Il mio romanzo – Giovanni Sicuranza Non credere che sia stato facile.  Aprire la tua porta, voglio dire, entrarti dentro.  Essere la simbiosi della tua carne, quando la carne suda e sanguina, quando soltanto respira. Lui fa così, parla con frasi brevi, spezzate, una coltellata dopo l’altra nell’aria.  Non hai nemmeno il tempo di scoprire il dolore che ognuna di loro apre dentro e subito c’è il punto a capo-ferita-lettera maiuscola.  Insomma, è tempo, mi lasci, dico veloce, solo per interrompere i movimenti ripetitivi della sua narrazione, Lo comprendo, basta che non ci giriamo ancora intorno. La sua bocca succhia aria, sento il fruscio degli atomi di ossigeno che gli scoppiano tra i denti, poi si chiude, si apre, si chiude.  E’ come un vinile che salta e scoppietta e non comprende la bellezza della musica.   Non sei, tentenna. Scuoto la testa.  Non sono triste.  Però non lo guardo in faccia, me ne sto con lo ...

INAIL e confini

Articolo 38 della Costituzione . Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esig enze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera. Buonasera.  Vorrei riprendere un concetto tanto semplice quanto, a mio avviso, drammatico nella sua presenza.  Ha un substrato medico-legale, ma con cascate erosive sui Lavoratori. Ritengo "fuori luogo", nell'ambito della valutazione del Danno Biologico INAIL, la franchigia per cui al di sotto del 6% non è previsto indennizzo.  I motivi sono i segue...

Familie

Familie*  – Giovanni Sicuranza   I volti sono chini.  La famiglia è qui, riunita tutta, l’avresti mai detto, intorno alla carne.  Qualcuno sussurra, forse nonna farfuglia una benedizione, altri, confusi, non sanno che dire, preferiscono proteggersi nei silenzi.  In genere il silenzio è l’argomento di conversazione migliore quando la carne è esposta a tutti e, di tutti, tutto assorbe.  L’attenzione, i respiri; le labbra e le mani che la cercano.  Anche l’arredamento si prende, perché l’ambiente è vestito in funzione della carne. È intenso il potere ultimo di questa carne.  Riunisce il sangue.  Parenti che non si vedono da anni, che si sono feriti più di ogni nemico, eccoli qui, ora, intorno alla carne; in ognuno di loro ritrovi l’espressione attonita degli altri. Oggi si comprendono anche le maledizioni.   Mamma ha le mani ad artiglio, reclama la carne per sé, papà fa no con la testa, un no mesto da pendo...

Lucciole per Lanterne diviso Darwin - riedit

Lucciole per Lanterne diviso Darwin  Giovanni Sicuranza Qualunque storia brucia in fretta; sui social network, lo sai, la condividi e già ci aspettiamo che altro prenda il suo posto; siamo catene di montaggio del copia e incolla.  Le spalle alla finestra, l'uomo parla adagio alla ragazza; lei, seduta di fronte, è costretta ad abbassare lo sguardo per proteggerlo dall'incendio che l'imbrunire soffia sui vetri.  Mi dispiace, continua lui, non metto in dubbio il tuo talento, mia cara, ma, vedi.  No, guardi, ci sono diciassette, diciassettemila persone, inizia lei, rauca, guardi, seguono la mia pagina, tutte.  Lui scrolla le spalle, un gesto facile per liberarsi da quelle piccole parole. Te lo ripeto, mia cara;  pausa; la grande mano dell'uomo cala sul monitor del portatile, lo soffoca sulla base, interrompendo il collegamento ad internet;  non discuto su come scrivi, il punto è questo, il punto, fissatelo in quella testa es...

Madre di Misericordia

Giovanni Sicuranza ["Sotto la terra qualcosa campa"] Madre di misericordia  Nostra Signora della Fossa - Lavrange - 1897 La muffa,  sulle pareti della stanza, sopra il letto, due iridi verde putrefatto a fissare Lora, Lora che è attesa, silenzio e sudore.  Appena sopra l'ombelico, dice la Madre.  Sì, annuisce Lora, con il gomito flesso al massimo, la mano ruotata all'interno e chiusa a pugno.  Il gomito è la tua arma, ricorda la Madre.  Il gomito salva il popolo, pensa Lora con la voce della Madre. Poi la donna sotto di lei geme.  Ci siamo, dice la Madre, e ferma l'istante, lo fissa per sempre in un'unica scelta. Lora socchiude le palpebre, la stanza diventa penombra, come se fossero state accostate le persiane e, sei pronta?, chiede alla donna distesa sul letto. Non c'è risposta, del resto poche gravide riescono anche solo ad annuire.  Queste sono le contrazioni più violente, gli spasmi della vita e della mort...

Ricorda l'inverno

Ricorda l'inverno Una volta, in un tempo chiamato inverno, la montagna scese a valle.  Era gonfia di piogge e di tombe e corse a lungo con il gorgogliare profondo dello stomaco di un gigante. Portò con sé nuvole e alberi e animali, si prese persino le antiche nebbie che accoglievano gli ultimi respiri degli anziani e le spinse giù, veloce, feroce, una transumanza sovrana che non volle lasciarsi dietro nulla.   Quando giunse in pianura, e decise di fermarsi, il paese di Lavrange non esisteva più. Eppure sotto la sua terra qualcosa ancora campava.  C'era l'acqua del fiume sommerso a cercare rivoli di sopravvivenza, c'erano le radici delle piante spezzate a emigrare verso l'acqua tenace, e c'erano i corpi dei morti accanto agli scheletri esiliati dal vecchio cimitero.  I giovani tra gli anziani, i figli stretti agli avi, tutti uniti dentro il ricordo della montagna, senza più distinzione tra presente e passato, tra odio ed amore, tra memoria e s...