Le mie donne


Le mie donne - "Sotto la terra qualcosa campa" - Giovanni Sicuranza

[prosegue da "Primi passi"]

A Lavrange, invece, la Morte continuava a sorridere. 
Lo faceva oltre i confini di ciascuno di noi, delle nostre vite, di quelle dei nostri cari. 
C'era un sorriso lungo e fermo ad ogni biforcazione di strada, un sorriso che si svelava dentro una santella.

Forse sai che la santella si trova soprattutto in Lombardia e in Veneto, qui più nota con il nome di "capitel", e, se hai avuto modo di incrociarne una sola, probabilmente il suo ricordo ti è rimasto dentro, non tanto nei particolari, quanto come un'inquietudine sfumata, nebbia tra la nebbia della tradizione del paese che la ospita. 
La santella in origine racchiude l'icona di un santo o una madonna, è il rifugio di una statua sacra erta sopra una roccia nei crocevia di maggiore passaggio. 
Era, e per qualcuno ancora è, la protezione dei viandanti, perché vagare è la conquista più forte della nostra specie, ma sempre racchiude incognite. 
Dove si va. 
Chi del nostro gruppo giunge vivo.
  
A Lavrange, alcova di morte, il cammino era diventato una metafora d'obbligo del passaggio verso la fine e forse è per questo che, a poco a poco, i santi vennero sostituiti dai teschi degli antenati fondatori del paese. 
Esumati, scarificati dalle proprie tombe, scarnificati quando necessario, decapitati e poi messi lì, santella dopo sentella, ad osservare il viandante. 
A ricordare nel buio silenzio delle orbite che in questo luogo non si fanno promesse e le speranze sono aliti fragili. 

Leopoldo diceva che i nostri teschi se ne stanno ovunque esposti, a sorridere, perché sanno delle nostre coscienze, tutte, comprendono quanto sono destinate a dissolversi ben prima delle nostre aspirazioni. 
Io credo che Leopoldo amasse Lavrange proprio per l'atmosfera insalubre di nebbia e putrefazione, per la sua assenza moderna e per i nostri ricordi gotici, lo credo anche se mai ho cercato di approfondire, né quando tornò per il progetto dell'albergo, né in questi giorni, mentre dell'albergo sono l'ultimo ospite e mi preparo all'idea di uccidere lui, la sua promessa sposa e gli altri ospiti residui.

***

A volte anche Leopoldo ha sorriso. 
Lo ha fatto il giorno in cui ha conosciuto mia figlia, il giorno in cui l'ha spinta a diventare donna, e, così lei mi ha detto, anche il giorno in cui l'ha lasciata per l'altra. 
L'altra che è stata il mio cuore d'infanzia, che diventerà sua moglie pochi minuti prima della mia strage.

Mia figlia, invece, è la più giovane strega di Lavrange. 

Lei stessa, ridotta ad uno scheletro di solitudine, ha chiesto agli anziani di essere additata come Nostra Signora della Fossa. 
Non c'è stata alcuna formalità, nessuna cerimonia. 
Non un annuncio ufficiale. 
Gli anziani hanno sospeso le bevute, hanno spezzato i canti, hanno detto alle donne e ai bambini di non uscire dalla taverna, di ascoltare in disparte, dietro i banchi, e ognuno si è trascinato dietro uno sgabello di castagno, di pino, di rovere, decine di vertigini di legno grezzo a tre gambe. 
Si sono seduti a cerchio. 
Perché, ragazza, hanno detto a mia figlia, nel mezzo. 
Perché un uomo mi ha riempita di promesse e di seme e ora quest'uomo è nella vita di un'altra. 
Succede sempre, ragazza.
Perché mi ha lasciato la sua morte dentro. Nel cuore e nell'utero.
Non è un motivo per una strega. 
Perché con tutta la sua morte dentro io posso donare morte. 
Ne sei sicura, ragazza?
Sì, padri. 
Silenzio.


Quel giorno la nebbia riempiva Lavrange e il mio respiro. 
L'avevo vista gioire da bambina, la mia piccola, innamorata di ogni maschio, ragazzino o altro animale che fosse, e l'avevo vista piangere solo per un ricordo sulla tomba. 
Non su quella della mamma, morta nell'impeto della mia narrazione, e nemmeno su quella di mio fratello, celato a pochi anni nella voragine della strega. 
No, tra le tombe della nostra famiglia lei piangeva per la nonna. 
Per mia madre. 
Per Nostra Signora della Fossa.
Una ragazza madre ai tempi della mia infanzia, i tempi qui a Lavrange, intendo,  era tanto fuori luogo da essere additata come strega. 
Mia madre accettò questa nomea con onore e rispetto, fino al sacrificio umano, fino a nutrirci nel sangue delle sue prede. 
Io sono cresciuto lieto e sano, pieno di adorazione, perché vedevo mamma evitata da tutti, certo, ma proprio per questo da tutti protetta. 
A Lavrange la strega non è roba da Inquisizione, da noi la strega è la Morte, te l'ho detto, e da noi la morte è trattata per ciò che è, anzi, per ciò che non è. 
E' rispettata, posta al di sopra del giudizio e della vendetta. 
Diventa la Santella.
Così una donna a Lavrange si riscatta. 
Per questo quel giorno non ho fermato mia figlia. 
Lei è diventata Nostra Signora della Fossa.
Sapevo che sarei stato suo complice di morte. 
Lei è epidemia, io l'eutanasia dei suoi moribondi.

A volte mia figlia entra nella fossa accanto al cimitero ed io l'attendo, giorno dopo mese, come mia mamma attendeva me e mio fratello dal vagabondare nel bosco, e nel frattempo preparava crostate grasse che nessuna donna sa fare - nemmeno mia moglie, sia chiaro, per questo è giusto averla uccisa con i miei racconti. 

***
Ora forse è giorno di ritorni.
Il cielo è pieno di disfatte. 
Nubi tese all'esplosione del vento e della pioggia, Leopoldo che mi dice di prepararmi, che tra poco si sposa e mi vuole all'Albergo dei Tre Atti, perché morire nel momento del matrimonio è la promessa più sincera di eternità che lui e sua moglie possono scambiarsi.

A Lavrange l'inizio implica fine ed io credo davvero che tutto ha inizio adesso. 
Guardo questo cielo, un otre nero che si mangia l'orizzonte, e sento che dopo l'epidemia di bambini è tempo di nuova morte.

[...]




Nota: questa è l'ultima anteprima del romanzo "Sotto la terra qualcosa campa"; al link 
avrete modo di comprendere meglio i vari passaggi, anche se nel blog e nella pagina Facebook giacciono in ordine sparso.
Per il resto, il resto che è fine, attendete la prossima edizione edita. 
Se mai Editore vorrà entrare in tanta morte.

Spoiler mica tanto: 
il narratore di Lavrange è spinto alla strage con motivazioni 
diverse da quelle che vi sta facendo intuire.


Dalla pagina Facebook "I romanzi di Giovanni Sicuranza":
Note dello scriba.
1) Sto esumando gli ultimi capitoli del romanzo "Sotto la terra qualcosa campa" - sì, proprio quello che attendete in oltre quindicimila ansiosi, tanto da essere colti da Sindrome di Stendhal ogni volta che svelo un'anteprima, e tanto che, mentre svenite, selezionate per sbaglio "abbandona la pagina".

2) Il tempo mio libero residuo ha solo scorci dedicabili alla narrazione scritta (sigh, pensate se facessi solo o in prevalenza lo scrittore quanti rapidi e magnifici passi verso l'estinzione della letteratura!)

3) I capitoli finali non saranno qui condivisi, ma termineranno l'opera che ogni Editore/Agente letterario/Blogger/Re-censore si contenderà a sangue e vino.
Ne consegue che questa pagina vedrà poche o zero nuove novelle nei prossimi tempi; nel frattempo riproporrò alla vostra cortese attenzione solo post già adulti.

Grazie e saluti nelle ultime ore legali.


[immagine: Art by Anneke Prins]
 

    

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