Il nesso di causa è una necessità della nostra mente



La mente ha una funzione "narrativa"; deve calare ogni particolare in un contesto ordinato, unirlo ad altri elementi percepiti; non si tratta di ignoranza, non di superstizione, anzi, la capacità di dedurre e cogliere nessi di causa è  uno dei pregi dell'evoluzione: catalogare, classificare, ordinare in schemi comprensibili e forieri di tranquillità (sempre, anche quando la spiegazione appare tragica, perché comunque risulta, infine, comprensibile); il nesso di causa è alla base della ricerca, delle storie - storie tra prosa e poesia, tra carta e pixel, bramate giorno dopo giorno fin da bambini - è il nutrimento della creatività stessa.


L'effetto collaterale è rappresentato dai numerosi "falsi positivi" che creiamo (in modo inconsapevole) attribuendo una correlazione ad eventi disgiunti; a volte questa "collateralità" produce aberrazioni anche potenzialmente pericolose come pregiudizi con cui giudichiamo gli altri (fino ad annientare - metaforicamente, fisicamente -un individuo, un'altra categoria sociale, un'altra razza) e come teorie del complotto (vd. compagne contro le vaccinazioni con recrudescenza di patologie fino a poco tempo fa sopite)

secondo me, forse, Giovanni Sicuranza

[immagine: una caricatura di Sherlock Holmes, ottimo personaggio narrativo e, al contempo, esempio di quanto il ragionamento deduttivo forzato tra elementi sconnessi possa portare a conclusioni esilaranti]




Commenti

Giovanni Sicuranza ha detto…
P.S.: è anche per questo, ritengo, che non mi interessano le storie, per quanto ben descritte, con protagonisti investigatori, per quanto "sfigati"; non ne trovate tra i miei deliri, non in questa pagina, non nelle opere edite; beh, a parte le fantasmagoriche vicende del commissario Massimo Riserbo (le conoscete tutte, immagino, proprio tutte e tutte, fanno parte della formazione narrativa di ognuno di voi, vero? ehi, vero?)
Giovanni Sicuranza ha detto…
Lungi da sminuirne lo spessore di osservazione dei particolari, temo che il personaggio Holmes fuori dalla narrativa non sarebbe considerato un investigatore affidabile. Esempio, tra i tanti, tratto proprio dal primo incontro con Watson, "Uno studio in rosso", dove Holmes stupisce Watson deducendo che è stato ferito al braccio sinistro perché lo tiene in posizione rigida e poco naturale. Ai fini della storia, ex post, la deduzione è vera, perché Watson è un ufficiale medico che proviene dal turbolento Afghanistan, ma questa, come tutti gli altri particolari osservati, è solo un'interpretazione tra le tante; perché, ad esempio, il braccio sinistro non può essersi infortunato in un incidente stradale, sportivo (cricket), perché non può essere il segno di un infarto? E, già che ci siamo, perché Watson proviene proprio dall'Afghanistan e non da altri luoghi turbolenti dell'impero britannico? Holmes ha ragione perché è il suo intuito deduttivo che interessa a Doyle, e dunque le sue osservazioni devono trovare riscontro nella trama, non perché ci sia effettivo nesso di causa, nella realtà, mettendo insieme questi particolari. Non so se mi sono spiegato (in ogni caso si tratta di una mia interpretazione)

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