Il mio Giorno della Memoria



Il mio Giorno della Memoria - dal romanzo "La memoria di Tyrenes"
Giovanni Sicuranza

Nel Giorno della Memoria, pochi minuti prima del tramonto, mia nonna si siede accanto alla stufa e diventa stereotipo dei racconti gotici. Persino la sua ombra sa come posizionarsi, inclinata dalle gambe dello sgabello al pertugio sopra la canna fumaria. È un artiglio nero alla ricerca della notte oltre la finestrella. A volte mi perdo nella densità dell’ombra, fino a immaginarla uscire di casa, scivolare nel bosco e giungere al cimitero, dove è sepolto il padre di mia nonna. 
Il protagonista della memoria. 
Bertrand Schäfer, deceduto dopo due anni nel campo di concentramento. 
Questo è il giorno in cui nonna lo celebra, è la ricorrenza in cui rinnova il ricordo per tutta la sua genia, persino per me, anzi, soprattutto per me. 
Ho quindici anni e vivo il Giorno della Memoria solo attraverso le gesta di Bertrand, dissolto in terra nazista, lasciato marcire ai margini del bosco dai nemici del popolo. 
Al camposanto nonna ha portato un fiore. Un fiore reciso, ci dice, un fiore lasciato sulla lapide è un cadavere che omaggia un altro cadavere. 
Socchiudo gli occhi, penso a un corpo marcio ed eccomi, tre anni prima, quando papà ha sterzato per non investire un gatto. Per non sporcare le ruote, mi aveva rassicurato, quel gatto era già una carcassa. Un frullato di carne e sangue, di pelo appiccato all’asfalto, un raduno di mosche, di vermi e vomito. Sì, questo avevo visto, nulla di davvero simile a un gatto, eppure in quel caos di morte c’era ancora il ricordo di un gatto. La sua memoria. Da allora ho solo finto di essere rassicurato.  
L’ombra di nonna si è solo allungata fino a noi, mi dico, mentre ascolto l’ode funebre di Bertrand Schäfer, si è solo allungata fino a noi, deglutisco, l’altra parte è ancora al cimitero. 
Non ti muovere, nonna, supplico, zitto, però, perché non oso interrompere il dolore delle sue parole, nonna, rimani seduta, se ti allontani dalla stufa, l’ombra si tenderà di più e tirerà a sé la tomba di Bertrand. La sua memoria entrerà in casa lungo il pertugio della finestra.  
Per me, questo è il Giorno della Memoria, il caos molliccio del gatto sull’asfalto, di morti che tornano in ammassi di organi e liquidi, tra nuvole di insetti, richiamati dal ricordo. 
Per me, ogni anno, mia nonna celebra il Giorno del Terrore e lo affida alla famiglia come un sortilegio.
Per mia nonna è il lutto che si rinnova, oltre l’onta delle celebrazioni ufficiali. È suo padre, ucciso per la Patria. È Bertrand Schäfer, eroico Hauptsturmführer del Reich, Responsabile del Campo di Concentramento di Hannau.

Solo molti anni dopo, sepolta la nonna, entrato in politica per cancellare la vergogna di essere il discendente di uno sterminatore nazista, solo allora avrei compreso quanto lei ed io fossimo in sintonia. 

Quello celebrato nel mondo, lo stesso dedicato a Bertrand Schäfer, era davvero il Giorno della Memoria. E, davvero, era il Giorno del Terrore. 

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