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Visualizzazione dei post da Marzo, 2012

Festa di Primavera

Festa di Primavera Giovanni Sicuranza
Una farfalla vestita blu notte alla Festa di Primavera. Iperbolica, ellittica sui venti dell'alba nella rinascita  Mostra l'orgoglio del colore ai fiori e ai poeti e sorride  ai lampi di un acquazzone in edizione straordinaria. Ma la pioggia diventa gelo sul volo e allora, eccola,  cercare riparo tra i bassi rovi delle rose. È un blu notte, sei fuori luogo, mordono le spine. Non ci si presenta così alla Festa della Primavera,  sentenziano i rovi, e le straziano le ali. Il blu notte cade defunto in una pozza di fango. Solo il rosso della farfalla, ferita a morte, rimane. Per ogni poeta, a rendere più intenso il colore delle rose.


Ego

Ego Giovanni Sicuranza
Il poeta sarebbe diventato famoso.  In una folata di soddisfazione, schizzò dalla sedia, slanciato fino  ai suoi centosessantanove centimetri, poi subì un arresto brusco e la gravità e novantasette chili di ingrato peso lo respinsero a sedere. Ma tanto il creato era finito, la sua opera unica avrebbe illuminato l'indifferenza della gente per la poesia stampata. Le pagine erano lì, in una colonna ordinata sul tavolo, in attesa di essere suono mondiale del suo nome. il poeta, già proclamatosi sommo e ipersommo, inspirò a fondo, dopo tre anni trascorsi a trattenere il fiato, e non riflettè che il respiro è un atto delicato, da trattare come seta.  Del resto, nulla aveva scritto a proposito, per cui non gli era dato pensarci. Starnutì un monosillabo futurista a finestra aperta e il vento entrò rapido, primo e unico lettore di ogni pagina. Chiuse i fogli in ellissi e li distribuì nel mondo. Quelli che decantavano l'armonia della natura si adagiarono sul letame chimico…

Eleonora e un corvo

Eleonora e un corvo Giovanni Sicuranza
Conosce il suono del sangue, eppure ancora non riesce a descriverlo. La donna lo osserva, occhi da corvo puntati nei sui, la mano protesa su un tavolo di fragili appunti. La mano che è fonte ispiratrice. Lui cerca di renderla unico particolare, avvicina i sensi sulla ferita del palmo e nel mentre si rende conto del tempo passato. - Non posso, Eleonora. No. - Devi farlo. Non scrivi da giorni. - Com'è stanca la tua ferita. E la tua voce. Usa la tovaglia, comprimi il sangue. Lei appassisce lo sguardo. Un sospiro. La mano ferita che rimane sospesa nel vuoto, a piovere sangue sul tavolo, sugli appunti scarabocchiati senza conclusioni. - Ti prego, farei qualunque cosa per vederti felice. L'uomo si alza dalla sedia. Attraverso la finestra, Eleonora è un riflesso nero filtrato dall'imbrunire. I lunghi capelli corvini si aprono come ali in un petalo di cielo grigio. Lui apre la bocca, la chiude. Guarda Eleonora, che scivola verso la porta della cantina, …

Goldrake è morto

Goldrake è morto
Giovanni Sicuranza


Quando decido di andare in biblioteca, sono già in grado di raggiungere l'ascensore con le mie gambe.
Un mese fa ero morto, oggi torno al mondo, padrone dei miei passi.
Le porte dell'ascensore si aprono in un singhiozzo metallico. Entra, mi dice l'immagine riflessa di un uomo pallido, magro.
Schiaccio "10" e l'ascensore mi avvolge in un fruscio di lamiere.
"1", "2"
Al terzo numero sul display avverto un lieve stupore. L'ospedale è una cittadina, e la mia salita inizia in un orario in cui brulica di movimenti. Visite, cambio turni. Mi aspetto chiamate a a ogni piano.
Nulla.
"4"
Il display è rosso come i tramonti di Vega.
Una volta ero ragazzo e adoravo Goldrake.
Non ho perso una puntata, quindi conosco bene le sfumature del colore di Vega, quando l'attacco è imminente.
"5"
La salita continua, silenziosa, priva di pause. Mi sto elevando al decimo piano.
D'altra parte ho vissuto circa s…

Riflessione lieve su "Il potere dei morti"

"Il potere dei morti" (testo depositato) nasce come risposta a uno degli antidoti consolidati contro i non-morti (vampiri, ma non solo). Dalla letteratura gotica a quella moderna vi sono alcune costanti, geniali, mantenute persino nelle pochezze dei film horror attuali (trasposizioni iponeuroniche e ripetitive dei video-games punta e clicca / spara-tutto). Almeno dal 1892, tali costanti si sono rinnovate su se stesse, sfuggendo alla ricerca di soluzioni alternative, semplici, ma valide. 
La prospettiva di quanto affermo si coglie dopo la lettura dell'articolo "Dracula: Mito e Fenomenologia", pubblicato la scorsa estate in alcuni siti, tra cui:
http://stefanodonno.blogspot.it/2011/08/dracula-mito-e-fenomenologia-di.html
Buona lettura. 



Il potere dei morti Giovanni Sicuranza 
Il freddo. L’odore.  È così che l’uomo avverte la presenza di sua figlia.  Chino sul trespolo del dolore, in bilico nella solitudine, il suo viso si alza.  Il fruscio. L’odore.  - Sei tornata troppo tardi – sussurra alle candele. Intorno agli occhi, la fiamma disegna l’ombra di un brivido.  - Tu mi hai chiamata, padre.  L’uomo fa no con la testa e le mani diventano artigli sul crocefisso.  - Non dovevo rimanere qui, a vegliarti nella cripta.  - Tu mi hai evocata, padre.  La voce. E l’odore.  Così l’uomo gira su se stesso, chiedendo alle gambe di non fuggire sul pavimento di marmo, dove ogni passo è trappola d’umidità e morte.  La giovane figlia è a pochi aliti da lui.  Scivola lungo le lapidi di famiglia, decisa, le orbite luttuose che entrano nello sguardo del padre.  All’altezza dell’addome, dove l’intestino è esploso, il sudario è macchiato di oscurità verdi.  I gas della putrefazione escono tra le gambe, nei capelli, e si uniscono in scie bluastre.  L’uomo r…

Truffobosco e Sfruttamassa

Truffobosco e Sfruttamassa Giovanni Sicuranza
Truffobosco e Sfruttamassa sono così sovraffollati, che, giorno dopo giorno, persino le formiche formano lunghe colonie di emigrati, in cerca di altri microcosmi in cui sopravvivere.  Questi paesi sorgono tra le nebbie di Monte Etico e non hanno veri confini, nel senso che nessuno sembra in grado di capire dove inizia uno e finisce l’altro.  Sulle mappe stradali sono segnati nello stesso punto e, quando inserite la destinazione “Truffobosco”, i navigatori stradali annunciano compiaciuti “Benvenuti a Sfruttamassa”. E viceversa.  L’amministrazione comunale si trova alla fine di un sentiero ondulato, in uno spiazzo di cemento vomitato tra la vegetazione. In mezzo, una colonna nera incornicia l’ascensore, che porta ai due piani dell’edificio. Il primo è quello di “Truffobosco”, il secondo di Sfruttamassa.  Ma il palazzo si insinua nel sottosuolo, per cui è impossibile capire quale dei due piani sia l’inizio. Per raggiungere i responsabili di Truffob…

Il gusto breve del mio sangue

Il gusto breve del mio sangue Giovanni Sicuranza
Stacca il respiratore dalle nostre parole. Non voglio più ascoltare la tua fiaba.
Il sipario sta calando, nudo di applausi. Veloce illusione di un incontro.
Lasciami ai rantoli del palco che muore. Come tuoi dipinti sul gusto breve del mio sangue.

Il mio regalo

Il mio regalo Giovanni Sicuranza
Oggi è la Festa del Papà.  Auguri, gli ho detto.  Mio papà è un ottantenne spezzato. Un prosciugato nel deserto encefalico. Arido di lacrime tra le ferite della materia grigia.  Però oggi ha capito.  Dalla carrozzina, lungo la ghiaia che dalla casa di riposo si inabissa al cimitero, la sua bocca si è aperta.  Grazie, mi ha detto senza suono, con il sorriso di un bambino sdentato.  Io ho annuito e mi sono sentito meglio. Nulla vorrei terminare contro la sua volontà.  Così le sue mani sfiorano il pacco di cartone, accarezzano il nastro. E nessuno nota il vecchio sulla sedia a rotelle, mentre scivola con il figlio dall'uscita di "Villa Soave".   Il mio regalo è una scatola rettangolare, marrone, chiusa da seta nera. Ha un nodo, semplice, ma non al centro. L'ho spostato verso un'estremità. Mio papà sa cosa significa e ancora sorride, sorride, anche quando lo porto tra le penombre del cimitero.  La scatola si sbilancia nella fragilità della sua pr…

My heart feel so bad

My heart feel so bad Giovanni Sicuranza

- Ti va di morire con me? - Oh, sei scemo? - Pensaci bene, dai. Facile chiederti di vivere con me. Morire insieme è un impegno per la vita, fino a essere coppia anche negli ultimi istanti.  - Sei morboso. E utopista. Comunque la giri, moriamo soli. Sempre.  - Vero. Quindi la tua risposta è no? - Non so. Voglio dire, a pensarci, a pensare la gente che conosco, insomma, amicizie, famiglie, carriere. Però, a vederle davvero, ecco, queste persone sono, cioè, non so. - E' una vita di solitudine, la nostra.


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Sulla mia tomba chiedi

Sulla mia tomba chiedi


al tuo ultimo sogno

perché ha taciuto di me [Giovanni Allan Poanza; aprile 1967-marzo 2012]

Caffè all'ibrik

Caffè all’ibrik Giovanni Sicuranza
Italo sta contando i suoi respiri e si chiede se riuscirà a capire quale sarà l’ultimo.  Supino su un letto di raso, ogni muscolo mangiato dal virus, ha quasi un aspetto bidimensionale.  Sono raso al suolo, si è detto all’alba di questo giorno di primavera.  Ha riso, almeno ha creduto di farlo, perché non sente più e non è nemmeno sicuro di avere ancora le orecchie. Il virus ha sempre fame.  Raso al suolo su un letto di raso, si è ripetuto nel primo pomeriggio. Ma non gli è sembrato di ridere ancora.  Allora ha continuato a fare quello che gli è rimasto da fare.  Centoventuno, centoventidue  pausa, apnea centoventiquattro, no, era centoventidue? Meglio azzerare la conta, in modo assoluto, trattenere il fiato fino a uccidere ogni respiro, perché tanto è inutile, ogni volta si confonde.  Con sua moglie non è andata così. Mentre le premeva il cuscino sulla faccia, sentiva distintamente la sua fame d’aria.  Mentre le mani di lei graffiavano l’aria, contava.  Uno, due,…

L'inferno di notte

Underground

Underground
Giovanni Sicuranza

Il mio palazzo è un parallelepipido cotto al sangue. Mattoni così rossi che si mimetizzano nei tramonti.
Il mio palazzo ha ventuno condomini.
Sette famiglie di sconosciuti.
Quando si incrociano grugniscono, corrono, brontolano se l'ascensore è occupato e lasciano le porte aperte il più possibile per ritardarne la chiamata.
Io sono rassegnato, faccio le scale fino all'ultimo piano, silenzioso, a testa bassa.
Mentre torno dal lavoro, e penso al mio palazzo, mi fermo dalla fioraia.
Lei è sempre gentile. Mi informa della sua artrosi e se spendo più del solito arriva a parlarmi del governo, che "non ascolta mai e mai i bisogni della gente".
Non chiede il mio nome, o come sto, credo perché mi limito a comprare piccoli mazzi di fiori.
Arrivato al palazzo, dove il citofono ha cognomi sbiaditi come nebbia, lascio sette mazzi di crisantemi.
E quando entro, ogni volta, mi dico che sono fortunato, che è un bene che la fioraia non voglia sapere come mi …

Punti di vista

Punti di vista
Giovanni Sicuranza


- Quanti sono?
L'uomo attende, gli occhi dilatati nel binocolo, dove i binari sembrano diventare una linea nera a contatto con il cielo. 
- Non lo sappiamo bene, Obersturmführer.
Una virgola grigia è in rapido avvicinamento tra le nubi bianche. L'uomo regola il fuoco.  
- Non lo sapete?
Lo scheletro del treno a vapore si svela nelle lenti.
- Però è puntale, Obersturmführer. 
Helmut accenna a un sì silenzioso, il binocolo  appassisce lungo il fianco. 
- Avete ragione, Rottenführer. Del resto è un treno delle SS, no?
- Sì, herr. 
- Per questo è in orario perfetto. Se tralasciamo che doveva essere qui esattamente quarantotto ore fa. 
Il Rottenführer accenna a un sorriso, che si spegne subito, incerto. 
- Andate pure. E dite al comitato di benvenuto di prepararsi. 
- Anche la banda?
L'Obersturmführer alza gli occhi al vento. 
Il treno fischia un lungo richiamo. 
- Anche la banda - sospira. 
- Se posso permettermi - un tono insolito, che spinge gli occhi di Helmu…

Se all'improvviso

Se all’improvviso Giovanni Sicuranza
Oggi ho ascoltato la mia passione. Mi ha portato fino al tuo viso, dove ho ritrovato lineamenti già conosciuti.  E diversi, all’improvviso. 
Adesso colgo il battito delle tue ciglia.  L’increspatura di un adagio agli angoli  della bocca. 
No, non voglio più chiamarla bocca.  Sei labbra, ora, per le mie labbra. 
E il silenzio dei tuoi respiri è fruscio  che piano, nuovo, si spoglia nei miei. 



Al Castello

Al castello Giovanni Sicuranza
I merli sono rossi, i merli sono muti. Il Duca Gridalosso e i suoi cavalieri hanno nascosto le armi nel ventre dei nemici e,sul campo della vittoria, avanzano. Lacrime di sangue dalla merlatura, pendoli di corpi rotti sulle torri a pianta rotonda, questo è il Castello di Boscombroso.  Fermi!, la mano alzata, la voce spezzata dalla fatica di uccidere, il Duca Gridalosso arresta il cavallo.  I dodici sopravvissuti, dietro lui, diventano unico, immobile corpo mercenario.  Occhi grandi di donne e bambini li attendono sui gradini della chiesa, eretta con la pietra scura del bosco. Gridalosso sa.  Sa che il bosco toglie i colori, che chi si avventura tra le radici grandi come un destrerio, perde la voglia di vita, a volte anche la memoria.  Chi vi ha radunato qui, chiede al volgo, Da dove venite tutti? Gli occhi non rispondono. Si muovono veloci, lo oltrepassano, scalano il suo esercito e si perdono oltre.  Nel bosco.  Prendiamoceli, propone Gutter Sadich, luogotenente dei…