Dire, fare, baciare, lettera, testamento - Giovanni Sicuranza Il reverendo con un unico braccio, sollevato, rigido, con il dito teso a indicare il mondo al di fuori del cimitero, è come un albero morto, secco sull'erba feconda tra le lap idi. Il dito è vecchio, fragile, tremulo al vento che sbuffa da mesi sul mondo. Sono tutti morti, dice, e anche se i suoi occhi sono secchi di lacrime, avverti la sua voce che geme, senti le fratture di ogni parola, e capisci che il baratro dopo, per quest'uomo smarrito, è il suicidio. Tutti positivi, guardali, contagiati, contagiosi, barcollano per cercare ciotole di aiuto, ma non ce la facciamo; il dito crolla esausto lungo il fianco; signoreiddioperdonaci, non ce la facciamo più. Ti incammini verso la cripta, perché non hai più nulla da dire, nulla da fare, e nessuna persona da baciare, se non vuoi essere il prossimo; ti è rimasta solo la lettera, questa stampa del Ministero con le Circolari per isolare i malati, e, dopo, fors...
percorsi a singhiozzo nella landa di Neurotopia