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Gli odori dei morti


Gli odori dei morti - Giovanni Sicuranza

Lei attende. 
Conosce gli odori che allontanano gli uomini.
Nemmeno a lei piacciono sempre, ma pur sempre sono la sua famiglia. 
Seduta tra il fango del cielo e quello della fossa, se ne sta con gli occhi chiusi. 
Il mondo, questo mondo di putridina e cadaverina, si osserva meglio con il naso. 
L'odore entra, si moltiplica in popoli di nomi attraverso le vibrisse e si scalda e diventa umido ed ora che ha percorso le vie dell'olfatto ed è giunto all'encefalo, le ha narrato con mille voci tutto quello che le avrebbe raccontato la nonna davanti al desco. 
Gli uomini vivi qui temono le tracce. 
Avvolti in tute bianche, pesanti come la neve che ancora cade sopra i monti, non danno tempo agli odori di crescere, li trattengono, li asfissiano in se stessi, non li lasciano all'aria. 
Questi uomini, tutti, si muovono rapidi, a scatti. 
Loro. 
E la loro paura. 
E il loro stupore. 
Sono insapori, inodori. 
Non hanno spessore. 
Perché recitano, si chiede lei. 
Le telecamere del mondo li stanno osservando e quando arrivano i giornalisti loro fingono, ecco perché. 
Formano le squadre dei soccorsi umanitari, sono i buoni che esumano l'orrore inorridito.
Questi uomini non sanno di sorpresa, hanno l'odore gelatinoso di maschere che hanno trovato la fossa comune e già sapevano e recitano la rabbia e si deformano nel dolore.
Lei ha tante le domande dentro e nessuna parola per comprendere. 
Non parla da quando era piccola piccola e gli uomini vestiti di nero hanno smembrato mamma e papà, li hanno bruciati davanti all'enormità dei suoi occhi e poi hanno giocato con lei lungo la notte intera. 
La luna era gonfia di rosso e sotto l'occhio insanguinato loro ridevano e lei taceva lo strazio. 
Il mattino dopo vennero a vegliarla con una carezza e la portarono nella tenda della cucina. 
Non c'è brace senza carne, dissero, Assaggia, ti farà bene tornare alle origini. 
Lei non dimentica che la cacciagione aveva l'odore tenero e sudato di mamma e di papà. 
Da allora gli odori della morte le parlano, sussurrano di persone uccise e della paura e della rabbia.
Della rassegnazione nei loro ultimi respiri. 
Adesso che la guerra è finita, gli uomini celati di bianco l'hanno strappata dai predatori neri e se la portano dietro come un cagnolino addestrato.
Ehi, questa femmina la riconosco, mi hanno detto che avverte l'odore della morte a centinaia di metri di distanza. 
Davvero? Allora tieniti lontano o si accorgerà subito di quanto è morto il tuo ciondolo. 
Risate. 
Non sono diversi dagli altri, loro. 
Giocano con lei quasi tutte le notti, lei che ha sempre male alla pancia e vomita, poi, quando li guida in una fossa comune, dentro un ascesso di terra gonfio di cadaveri, la lasciano lì e ridono ancora e dicono che è matta. 
Chissà perché fingono, si chiede lei. 
Mostrano orrore davanti alla morte, ma non hanno gli odori delle paure. 

La gettano nella fossa, sembrano divertiti, eppure in quel momento le loro mani sudano e le lasciano dentro una nuvola buia. 

Vagano veloci tra i resti dei corpi, dicono Oh, mio Dio, soprattutto se intuiscono la forma di un bambino, se un cranio ha ancora brandelli di carne e capelli lunghi tra i lineamenti delicati, e dicono Maledetti bastardi, mentre allontanano con un calcio amputazioni lacerate da morsi.
Lei tace. 
Si mette a sedere nel fango, allarga le gambe tra i corpi, le mani che sfiorano pezzi di vita marcia, chiude gli occhi e tace. 
A volte gli odori urlano, altre sussurrano nomi e altre volte cantano, brevi parole che si dissolvono in fretta nelle oscurità della percezione.
E sono questi gli odori più intensi, quelli che racchiudono le memorie di un popolo o anche solo di una famiglia. 
Questi odori che le penetrano le narici, si aggrappano alle vibrisse un istante prima di immergersi nell'epitelio olfattivo e poi salgono, salgono tra i labirinti dei turbinati e si trasformano in chimica narrativa, questi odori sopravvissuti, profughi lungo le vie del nervo e del bulbo olfattivo, fino a quando giungono nelle terre della corteccia cerebrale e lì si adagiano e lei li accoglie non più solo come odori, ma anche come gusto e anche come parola.
Inspira a fondo. 
Gli uomini intorno bestemmiano, imprecano, piangono, forse fingono, ma sempre cercano di fermarsi in una fossa per breve tempo. 
Lei inspira a fondo e sorride, anche se mai nessuno ha visto muoversi le sue labbra.
Non c'è tempo breve in cui fuggire. 
Questi odori rimangono sempre. 
Gli odori dei morti sono il parlare profondo della terra. 
Quando svelati, assordano i vivi.

da "Sotto la terra qualcosa campa"
[immagine tratta da un dipinto dell'artista Ammar Salim]

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Dott. Giovanni Sicuranza
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