E dunque?


"E dunque?
Uccidere i portatori di malattia o degenerazione è come uccidere batteri o virus, è un esercizio a supporto della vita. 
Non inganniamoci con queste accuse, capite che non si tratta di omicidio, ma di un modo per preservare la vita. 
Le  vite sporche vengono distrutte in quanto prive di valore, di più, sono nemiche della vita stessa, devono essere allontanate brutalmente o annientate affinché non possano contagiarci.
Contagiarci, ripetiamo questa parola, ascoltiamo quanta dissoluzione lascia nell'aria, e tra i pori, come la bava di una lumaca che passa. 
La distruzione di queste vite è dunque una mera questione di pulizia, e, signori, va intesa nel senso della salvaguardia dei precetti igienici, quei precetti convalidati dal progetto supremo della conservazione della vita. 
Vedete che è un compito moralmente indiscutibile.
Infine è tutta qui l'uccisione dei nemici designati; sì, di tutti, intendo, siano extracomunitari, rom, ebrei, e non solo; mi riferisco anche ai nemici interni della purità, ai deviati sessuali, agli anarchici; certo anche ai tifosi di altre squadre sportive e di altra fede, religiosa e politica; del resto la nostra faziosità è un buon metodo per preservare ordine e pulizia sociale. 
Ah, e mai vorrei dimenticare i numerosi nemici, come dire, simbolici, quelli che richiedono ordine, ordine, sapete che mi riferisco alle multinazionali e agli organismi governativi, quelli nascosti, intendo, quelli nell'ombra, nella sporcizia dell'ombra, che avvelenano il cielo con le scie chimiche; ah, e poi, scusate la mia logorrea, ma non è solo il contagio dei batteri ad avvicinarci alla fine, al disordine, no, c'è anche il proliferare di pratiche barbare come continuare a nutrirsi di carne. O vaccinarsi. 
Intendo, non ci informano di continuo che queste consuetudini racchiudono malattie?



Dobbiamo avere un traguardo, una vigilanza continua, direi, verso l'igiene, vivere in questa tensione per riempire i giorni nostri.
Insomma, lo sapete, il nostro concetto di igiene necessita sempre di un nemico, di un altro da abbattere, e per questo abbiamo solo l'imbarazzo della scelta. 
I canditati, fisici o simbolici, sono ovunque. 
E tuttavia, tuttavia sì, questo ve lo concedo, noi sappiamo che l'allontanamento o l'uccisione dei portatori di malattia è un surrogato dell'uccisione del vero avversario, quello che mai potremo sconfiggere. 
Sì, rispettabili signori giudici, alla fine facciamo tutto questo, ci creiamo continui microcosmi malati da sconfiggere, perché noi, moderni, civilizzati, non riusciamo a vincere la Morte. 
La nostra ultima malattia."



Dal romanzo "Democrazia della Morte", Giovanni Sicuranza Ed.

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