Chiave di violino


Chiave di violino - Giovanni Sicuranza

Ero in veranda, imprecavo. 
Un pugno a fendere l'aria, scosso verso il cielo, e forse ho esagerato, perché piove da tre giorni. 
Il vicino, invece, niente. 
Non smette di suonare il violino. 
Il soffitto si apre come terra riarsa, le fenditure si allargano, si allungano, si intersecano e scrivono parole di altri mondi. 
Tra poco mi crollerà tutto addosso, tetto, vicino, pioggia. 
E i fantasmi. 
Sono loro che scrivono sopra la mia testa, è chiaro, altrimenti perché non riesco a decifrare i segni delle crepe?
Esco in veranda, un fulmine frusta il faggio di fronte, il fuoco e la pioggia diventano un dipinto furioso. 
Entro di corsa, mi accuccio tra il letto e la pila di riviste sulle città aliene, e tra tutta la cacofonia di tuoni, fiamme, pioggia, in questa miscela di caos, il violino suona a nota alta. 
Il suo lamento è come la voce dei fantasmi.
Non ci sono altri strumenti che riescono a riprodurla così realisticamente. 
Suonare un violino è un invito all'infestazione.
Paganini lo sapeva, lui è riuscito ad andare anche oltre, per questo ora è impossibile suonarlo senza passare dal Trillo del Diavolo. Senza entrare nel Trillo del Diavolo.  

Ancora poco e tutto cade. 
Il mio appartamento si accartoccerà su se stesso e mi stritolerà come mandibole di coccodrillo. 
Un altro fulmine, lo vedo accendere la notte. E' un un fendente di luce bianca che illumina i primi fantasmi scesi dal piano di sopra alla mia veranda. 
Ecco come inizia. Ecco come finisce. 

Con questo violino che è una chiave di sol ad aprire i mondi.
Urlo, chiedo, supplico ancora il vicino di smettere, è da mesi che lo faccio e non importa se lui continua a chiamare la polizia, se quelli del Centro Salute Mentale mi hanno detto che alla prossima mi portano via. 
Ho diritto alla mia casa. Alla mia realtà.
Il vicino, lui sì, dovrebbe essere denunciato. 
E' un trafficante, porta fantasmi abusivi da altri confini. 
Sono diversi, non si adattano alle regole della fisica; quelle sociali le hanno già subite in vita.
Ai miei dottori ho fatto notare questi aspetti, ho cercato anche un avvocato; niente, nel vuoto normativo i fantasmi hanno libertà di fare quello che credono.
Ah, adesso il violino ha decine di voci, un suono breve, un altro, alto, una sincope di richiami in note di la3 e mi4. 
E' il ritmo di un'adunata. 
Tre giorni fa ho cercato di spezzarlo, ma il violino è celato in una custodia di acciaio, a combinazioni multiple. 
Un sarcofago impenetrabile.
Allora ho preso il sarcofago e ho provato a spezzare la testa del vicino.  
La custodia si è aperta proprio nell'apoteosi del gesto, mentre la reggevo tesa con entrambe le mani sopra di me; non so come, forse bastava sollevarla per fare scattare le serrature, ma tutto mi è crollato addosso, la mia ira, la mia paura, il violino; un attimo e il vicino ne ha approfittato per chiudersi in bagno e chiamare la polizia. 
Lo strumento malefico se ne stava immobile, nudo tra i miei piedi, bastava saltarci sopra, eppure sono rimasto a fissarlo fino a quando non mi hanno spintonato lontano.
Ero stupito, disorientato.
E adesso così finisce. 
Il violino chiama adunate di fantasmi, li vedo correre dentro le pareti della stanza, ed eccoli, danzano in veranda nello sfondo delle fiamme, ed eccoli, saltano sulle urla del temporale.
Non posso più tentare di distruggere il violino.
Quel giorno l'ho osservato, l'ho riconosciuto. 
E' una copia perfetta del Lady Blunt, creato da Stradivari nel 1721. 
Ed è stato l'ultimo che ho costruito prima di chiudere il negozio di liutaio. 
Le sue corde mi hanno permesso di strangolare mia moglie. Hanno assorbito tutta la consistenza del suo dolore. 
Dopo le ho adagiate sul manico, le ho accarezzate sulla tastiera, ho cercato la migliore assonanza con la cassa armonica, proprio in quella parte del violino che si chiama anima.  
Dal mio vicino, proprio da lui, le ho ritrovate. 
Hanno ancora la lucentezza del sangue.
Ed ora non mi rimane altro che attendere.

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