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Visualizzazione dei post da Aprile, 2016

La nostra narrativa

La nostra narrativa – Giovanni Sicuranza

(prosegue dal precedente "Il mio romanzo")

L’uomo afflitto si accinge a varcare la porta della dimora antica e solo quando passa accanto al pendolo dell’ingresso innalza gli occhi. 
Quali iridi fragili, le sue, incapaci di raggiungere il quadrante delle lancette. 
Accade per la prima volta che l’uomo afflitto esce di casa e, mesto, non sa narrare che ore sono. 
Forse dovrebbe chiamare l’ospedale, o i vigili, ma nemmeno questo sa; mai la sua donna lo ha lasciato uscire così indifferente dal loro letto.  Così fredda.  E tanto morta. Morta porta corta,  vorrebbe liberarsi, ma i pensieri sono ingabbiati nella litania di queste parole,  morta porta corta Forse la chiude, la porta, forse no, troppo corta è una vita per ricordare ogni gesto.  Si versa sul marciapiede, attraversa la strada,  oppure è la strada che attraversa lui, chissà,  la vita mica è questa che abbiamo adesso, qui ed ora, è sempre attesa di qualcosa che deve arrivare, è sempre angoscia …

Il mio romanzo

Il mio romanzo – Giovanni Sicuranza
Non credere che sia stato facile.  Aprire la tua porta, voglio dire, entrarti dentro.  Essere la simbiosi della tua carne, quando la carne suda e sanguina, quando soltanto respira. Lui fa così, parla con frasi brevi, spezzate, una coltellata dopo l’altra nell’aria.  Non hai nemmeno il tempo di scoprire il dolore che ognuna di loro apre dentro e subito c’è il punto a capo-ferita-lettera maiuscola.  Insomma, è tempo, mi lasci, dico veloce, solo per interrompere i movimenti ripetitivi della sua narrazione, Lo comprendo, basta che non ci giriamo ancora intorno. La sua bocca succhia aria, sento il fruscio degli atomi di ossigeno che gli scoppiano tra i denti, poi si chiude, si apre, si chiude.  E’ come un vinile che salta e scoppietta e non comprende la bellezza della musica.   Non sei, tentenna. Scuoto la testa.  Non sono triste.  Però non lo guardo in faccia, me ne sto con lo sguardo appassito sulle mani e con le mani distese sul letto. Ah, e non sei, insomma, sicu…

INAIL e confini

Articolo 38 della Costituzione. Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all'assistenza sociale. I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati mezzi adeguati alle loro esigenze di vita in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria. Gli inabili ed i minorati hanno diritto all'educazione e all'avviamento professionale. Ai compiti previsti in questo articolo provvedono organi ed istituti predisposti o integrati dallo Stato. L'assistenza privata è libera.


Buonasera. 
Vorrei riprendere un concetto tanto semplice quanto, a mio avviso, drammatico nella sua presenza.  Ha un substrato medico-legale, ma con cascate erosive sui Lavoratori.
Ritengo "fuori luogo", nell'ambito della valutazione del Danno Biologico INAIL, la franchigia per cui al di sotto del 6% non è previsto indennizzo. 
I motivi sono i seguenti: 
1) una parte non indifferente di menomazion…

Familie

Familie* Giovanni Sicuranza

I volti sono chini.  La famiglia è qui, riunita tutta, l’avresti mai detto, intorno alla carne.  Qualcuno sussurra, forse nonna farfuglia una benedizione, altri, confusi, non sanno che dire, preferiscono proteggersi nei silenzi.  In genere il silenzio è l’argomento di conversazione migliore quando la carne è esposta a tutti e, di tutti, tutto assorbe.  L’attenzione, i respiri; le labbra e le mani che la cercano.  Anche l’arredamento si prende, perché l’ambiente è vestito in funzione della carne. È intenso il potere ultimo di questa carne.  Riunisce il sangue.  Parenti che non si vedono da anni, che si sono feriti più di ogni nemico, eccoli qui, ora, intorno alla carne; in ognuno di loro ritrovi l’espressione attonita degli altri. Oggi si comprendono anche le maledizioni.   Mamma ha le mani ad artiglio, reclama la carne per sé, papà fa no con la testa, un no mesto da pendolo sconfitto, e la nonna, piegata su una sedia, prega nomi di parenti defunti, brandelli casuali…