Alla sera


Alla sera - Giovanni Sicuranza


Il signor Baraldi Mario rientra a casa, la mente sudata, il corpo caduco, grigio fumo vestito, ed esala un ciao alla moglie ripiena di chat; non attende risposta, sa che Marta si accorgerà della sua presenza verso l'ora di cena, ogni sera spostata qualche minuto più in là, perché al lavoro i compiti aumentano e il traffico è un muro che allontana i confini delle strade, una frontiera erta di clacson in costante evoluzione.
Tanto tempo fa a casa Baraldi si cenava insieme alle diciannove e trenta, adesso si mastica dopo le ventuno e non si ha interesse a parlare, la gola di lui irritata dagli affanni del lavoro, quella di lei nascosta e distante. 
Il signor Barlaldi eleva il cucchiaio alla bocca, lo cede al piatto e riprende il ciclo a bassa frequenza, sempre lo stesso, e intanto zappa il televisore con il telecomando, migliaia di canali ad arare  gli occhi bruciati; la moglie sospira e a tratti ha un sorriso e di nuovo fa "eh", lungo che poi diventa silenzio, e alla casa non importa perché e percome.
Prima di andare a letto, il signor Baraldi accarezza la radiosveglia, ricorda di dire buonanotte alla moglie, già dedicata al mondo virtuale, e si gira sull'altro lato del mondo.
Non dorme subito, non può. 
Con tutti i punti esclamativi che lo hanno trafitto durante il giorno, occorre aspettare che passi il dolore.

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