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Joshua free


Joshua free - Giovanni Sicuranza


Questa sera io, mamma e papà siamo andati alla Caritas. Mi piace la Caritas, perché c'è questa signora grossa, che sembra mamma prima della malattia, e sorride, sorride sempre, anche quando ci dice che da mangiare ci sono ancora polpette. 
La donna è cicciona, mi sembra ogni volta di più, mamma mi da uno sculaccione se la chiamo di nuovo così, ma io posso dirlo solo di lei, le polpette invece no, le polpette sono sgonfie, come le ruote della macchina di papà. E poi sanno di rughe, proprio come dare un bacio sulla guancia morta della maestra.
La maestra è andata in cielo lunedì e ieri ce ne stavamo al funerale e mamma non smetteva di stringermi la mano, mi faceva male, io non me la sono sentita di farla smettere, mi faceva paura per come tremava. La mia maestra era malata e papà scuoteva la testa e, tu no, cara, sussurrava, tu no, stai tranquilla, la malattia non è così per tutti; tante volte lo ha detto, ma mai una ha guardato mamma in faccia. 
Non so, non capisco, anche Fede è morto e poi Martina, la mia fidanzata, cioè, a me baciarla faceva schifo, però lei mi guardava sempre e allora tutti hanno detto che eravamo insieme. 
Però al suo funerale non so com'era, se bella come quando veniva a scuola, o svuotata come la maestra e le polpette. 
Mamma e papà dicono che i bambini non devono andare da altri bambini morti, io credo che c'entri la paura di vedermi volare via, ma secondo me finché siamo alla Caritas non ci succede nulla.

Figurarsi, alla Caritas tornano anche i morti, ce l'ha detto quel signore lungo, tutto barba e capelli, che se ne sta in un angolo, che non vuole mangiare in compagnia, mai, e che in effetti un po' puzza come quando abbiamo trovato Bobo in giardino, tutte le zampe all'aria, la coda stesa sulla pancia, gonfia, nera, che nemmeno sembrava più il nostro cane.

Questo signore dice che è tornato dopo tre giorni e che si è preso una grande fregatura, seconda solo alla scoperta di essere un figlio con una missione importante da compiere. 
Lo ripete ogni volta, mica dice altro. Immerge viso, barba e capelli nella zuppa di pesce e succhia, succhia con un rumore strano, fa come quando aspirano il catarro con il tubo nella gola di mamma, e nessuno di noi si avvicina. 
Questa sera, però, c'era un'altra persona con lui, un uomo; quando siamo entrati si è alzato, ha portato la mano all'altezza del cuore, ha fatto un inchino ed mi sono accorto subito subito del segno rosso, rosso davvero, che gli circonda il collo. 
Un incendio sulla pelle. 
L'ho indicato, ho fatto per dirlo, ma a metà della frase, sulla parola "perché", papà mi ha spezzato il fiato con una gomitata sullo stomaco. 
Comunque questo signore si è messo a ridere, solo che a me sembrava più un riaffiorare di bolle nel pentolone di lesso della Caritas, ma col cavolo che ho detto altro; e invece lui ha parlato, ha detto di chiamarsi Giuda di Kariot e che l'amico al suo tavolo è Joshua, un tizio figo, che è davvero tornato dai morti dopo tre giorni, solo che è stato fregato - e qui la sua risata è diventata profonda e grassa, cavolo, sembrava un temporale - il suo amico è stato fregato dallo Stato, che non gli vuole dare pensione, assistenza, niente, perché, dice, dai morti si torna solo in un libro, in un vecchio libro, e adesso anche nei film, certo, ma non qui, non con questo governo e con questo pil, che non so cos'è, ma deve significare molto per come mamma e papà e tutti in coro hanno singhiozzato quando l'ha pronunciato.
Alla fine, però, papà ha fatto spallucce e mi ha spinto verso il nostro tavolo. 
Kariot, ha borbottato, Joshua, ha digrignato, extracomunitari, anche alla Caritas vengono a fregarci il cibo. 
Mamma sì è afflosciata sulla sedia e non smetteva di guardare i due strambi. 
Ci vorrebbe un miracolo, ha detto a voce alta, e allora tutti hanno iniziato a gridare, e noi anche con loro, "polpette polpette", e mi sono sentito felice, perché sembrava di essere ai tempi in cui si andava alla partita con papà e con Osvaldo; certo, prima che mio fratello se ne andasse in cielo pure lui. 
Che poi secondo me, con tutte le volte che mi ha menato, è finito all'inferno. Ma questo col cavolo che lo dico ai miei.

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Dott. Giovanni Sicuranza
Medico Chirurgo
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cell.: 338-…..
e-mail: giovanni_sicuranza@....




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