Do you remember?


Do you remember?


Chissà chi tra voi ricorda Giovanni, il bambino che commosse il mondo. Era la metà degli anni '70, l'inizio di un'infanzia smembrata. Quel bambino, Giovanni, strappato neurone sopra neurone per studiare la genesi mentale delle nostre paure, lo ricordate? 
La fobia dei topi fu la genesi. 
Giovanni giocava, gli scienziati entrarono nella sua stanza e sorrisero, un attimo prima di lanciargli un topo bianco tra le gambe. 
Lo vedete, adesso, Giovanni, il fagottino in completo di jeans, con le bretelle lente sulle fragilità delle spalle. 
Oscilla sui suoi tre anni e mezzo, stupito, gli occhi negli occhi dello spavento del topo e, il colpo, allo stesso tempo lo sentite, ora, il suono cupo, potente. 
Uno dei ricercatori fa esplodere la testa di un martello su una sbarra di metallo.
E il mondo trema, ascoltate, il mondo geme. 
Inizia lo studio delle fobie sull'essere umano, inizia con un pianto la trasformazione di Giovanni. 
L'esperimento è ripetuto. Ancora il topo, poi un ragno. 
I vermi. 
Ad ogni animale associate un'esperienza sgradevole, un pizzicotto. 
Un urlo. 
Forse alcuni di voi, adesso, riconoscono le immagini di repertorio, quando i carabinieri irruppero nell'orfanotrofio. 
I video che documentano un bianco e nero di terrore infantile. Centinaia di paure concentrate in una vita di pochi anni, primi piani di un bimbo trasformato nel campo di concentramento di se stesso.
L'indignazione fecondò giornali, televisioni, bar e salotti giusto qualche settimana prima del giuramento del quinto governo Moro. Quindi l'oblio. 


Nessuno si è più chiesto che fine ha fatto il piccolo Giovanni, il bambino che racchiude i nostri orrori per i ragni, per i topi, per i serpenti e per le altezze e per gli spazi aperti e per quelli chiusi. 
Il cucciolo cresciuto in una placenta di dissoluzione.
Bene, benvenuti nel blog di Giovanni Sicuranza. 
Benvenuti nei miei racconti.




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