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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2015

Rigurgiti - una recensione

"Buongiorno, scriviamo infine per esprimere il nostro viscerale parere:
"Storie da Città di Solitudine e dal Km 76" è, permettete lo sforzo della sintesi, una cagata pazzesca. Il suo seguito, "Ritorno a Città di Solitudine", ne rappresenta il residuo dopo uno sciacquone difettoso.
Sugli altri romanzi di tale "autore" meglio stendere un velo; non pietoso, di carta igienica, ancora.
Li abbiamo letti, tutti, masticati a fatica, boli che crollavano insoluti nel colon irritato della prosa. 
Tempo sprecato, soldi fermentati nel cesso, persistente necessità di bicarbonato.  Non comprendiamo, perdonate; cui prodest la notizia sull'uscita prossima del nuovo libro, questo "Sotto la terra qualcosa campa"? Insomma, manca l'idoneità alla narrativa, proprio occultata, sepolta, in terra acida e sterile. Costui può anche ossessionare la propria pagina Facebook e il proprio blog di racconti, a centinaia, a migliaia, ma mai pretenda dignità d'Autore, a…

Sicuranza vacui

"Sotto la terra qualcosa campa" è evoluzione in corso: 
http://sicuranza.blogspot.it/search/label/Sotto%20la%20terra%20qualcosa%20campa ,
è la mia ricerca alla domanda che ho lasciato in sospeso sul mito esaltato da Bram Stoker: 
http://stefanodonno.blogspot.it/2011/08/dracula-mito-e-fenomenologia-di.html

Imbrunire dopo imbrunire, ovunque io sia, incontro i personaggi del romanzo, ci sediamo sulle ombre e parliamo. Anche di voi. Grazie per l'attesa.

Carnevale

Carnevale * - Giovanni Sicuranza
Lo guarda.  Inizia così il tempo nell'imbrunire a Lavrange.  Lei che guarda lui, lui che vede oltre; e un sole stanco, ceduto alle ombre.  E' per il carnevale, dice la donna, per questo mi trovo qui; esita, le labbra arricciate, gli occhi sottili; eppure non ci conosciamo, non vorrei disturbarla. Il vento arriva di ghiaccio alle sue mani, le strattona, le scambia per foglie morte, così pallide, così adagiate sul grembo, poi, sorpreso per non essere riuscito a farle cadere, sale sulle guance della donna, le copre la vista. Lei diventa rossa, gli occhi anche, e l'uomo di fronte sfuma in un'onda di lacrime.  E' una festa di maschere, signore, ma io non la comprendo, così, in questi giorni, mi piace fermarmi un po' tra persone come lei. Sbatte le palpebre, una, due, tre volte, rapida, fino a quando il vento se ne va e l'uomo riprende forma.  I suoi occhi sono nella donna.  Insomma, mi perdoni se la importuno, vado via subito, è solo che,…

Diventare semina

Salmo ultimo - Diventare seme - Democrazia della morte - Giovanni Sicuranza
Qualcuno che urla c'è sempre.  Si sente sopra la pioggia che cade, nera, ad affogare il fango; più forte, più forte ancora, ci sono i ringhi dei cani affamati e, ancora di più, il silenzio della nostra bocca. Giacciamo tra le bolle grigie del suolo, gonfio di acqua malata che una volta era cielo, sazi di sangue e di bile, e più non siamo; i nomi appartengono agli umani, ai cani, non a noi; mentre entravamo in questo campo, lungo il livore della pioggia, i nostri nomi ci hanno lasciato. La gente applaude, incita gli stivali a schiacciarci la testa, osanna il colpo di grazia, ora che ci ha visto cadere, spezzati dalle sentenze dei fucili, ora che annaspiamo nel ricordo di un respiro.
So cosa succede dopo.  Succede il fango,  che ci prende giù,  succede il terreno,  che si nutre di noi,  e la terra diventa fertile di morte. Gli stivali giungono a me, si alzano, si abbassano, gettano onde di acqua densa nera nella bocca;…

Virali

Virali * - Giovanni Sicuranza


Non si muove senza motivo, mai, e, vedete, quando lo fa è perché le manchiamo di rispetto.
Lo dice cauto, solenne come una genesi.  E poi ci osserviamo,  io osservo lui,  lui me,  lei guarda noi.  Beh, non sono stato certo io, aggiunge il padre nostro. Mia sorella si morde le labbra, le sue piccole labbra.  A questo punto uscirei anche dal suo corpo, ma padre nostro mi schiaccia al seno con il palmo ruvido della mano.  Continua, ordina.  Ma la terra, padre, la terra trema. Non si muove per niente, ve lo avevo detto, no? Insomma, ti stai scopando tua sorella, era da prevedere che madre terra si sarebbe alterata. Mia sorella morde le piccole labbra con le grandi labbra.  Mi concentro sul dolore.  Continua, muoviti, spargi il seme, figlio, ride padre nostro.  Madre terra non è d'accordo, freme, la grotta sussulta, singhiozza, perde pietre nere come carne putrefatta. E noi, nel mezzo, siamo genoma fragile alla polvere. Evolviamoci, sussurra mia sorella.  Guardo il suo viso…

Dlink [riedit]

Dlink * Giovanni Sicuranza
Dlink.  Trascina l’icona dal desktop al cestino.  Dlink. Il suono è amplificato da due piccole casse unite al notebook dall’uscita per le cuffie.  Chiude gli occhi, sicuro del percorso del mouse.  Dlink.  Sorride.  Il suono.  Inspira e ripete il gesto con un’altra icona.  Questo suono è come un tintinnio.  Un sospiro, continua. È un tintinnio che riempie il tempo.  Fissa l’icona,  punta l'icona,  clicca l'icona.  Quando l’ha presa, con lo sguardo calcola la distanza dal cestino.  Le casse hanno il led acceso. La luce è un’iride verde che attende, fissa. Verde speranza, verde abbondanza.  Chiudere gli occhi, spingere un’icona nella spazzatura, non esitare. "Dlink" è l'atto finale del gesto. E' orgasmo.  “Dlink”, non importa di quale icona si tratta, è sublime.  Impagabile, come il suono di monete smosse in un forziere.  Chiudere gli occhi rende più vivido l’inganno sonoro, aiuta a non pensare che il conto corrente è esangue, estinto, ed è paradossale defin…

La spagnola

La spagnola * - Giovanni Sicuranza

Avete notato il fumo uscire dalla pipa? È come l’alito di un respiro d’inverno.

Ah, si è spenta. Forse la mia pipa è morta?

No, vedete, è un istante, basta l’accendino, un lampo e, uhmm, riprende il respiro.

Io sono così. La mia natura è morire e rinascere.

Purtroppo non sono riuscita a condividerla con la donna che ho amato. No, non quella di cui vi raccontavo all'inizio, non il fantasma della stanza tre. Già, avete ragione, anche se nella stanza dove ci troviamo la ragione è ospite della notte, Nella mia lunga vita ho amato intensamente, come la prima volta, e l'ho fatto con più di una donna mortale.

Mettetevi comode, ombre, vi ho accolte nella Sala Arancione per erodere un’altra notte nei ricordi di occasioni mancate. Ancora in una storia di morte. E di amore oltre la morte.

***

Il Capitano di Brigata ha molti anni che lo appesantiscono, che lo piegano, curvo, plasmato per la vita e la morte al fronte. 
Eppure mai ha affrontato una battaglia, se no…

Comunione

Comunione - Giovanni Sicuranza
E' solo dopo che lo sai. Dopo che l'hai vista, dopo che l'hai lasciata, sperando di rivederla presto e che il presto sia adesso. 
E dopo che l'hai persa, certo, solo dopo sai quanto è importante.
Febbricola, mal di gola, tosse secca, sono lieto di essermi svegliato così. 
Non la vedrò sul treno regionale che ci porta al lavoro, lei una fermata prima di me, io già perso nella malinconia di ritrovarla; ma oggi ho molto più di un desiderio. 
Oggi la sento mia.  Ieri tossiva, mia cara, tossiva e starnutiva, uno scricciolo di fragile femminilità, e cercava di mascherare il disagio con una catena di smontaggio di fazzoletti di carta; riempito uno, avanti l'altro. 
Avrei voluto offrirle la mia comprensione, sorriderle, magari dirle che è normale, capita a tutti, forza, via quell'imbarazzo, una tazza di ginseng insieme alla sua stazione; certo, ha capito bene, ginseng, dolciastro e potente, scendo con lei, se le fa piacere; il lavoro? non si pre…

Il nome

Il nome * – Giovanni Sicuranza
Ritorna la strada sotto i piedi della donna. Lei dice che ha fatto un viaggio lungo, è stanca, eppure non importa; il nome la chiama, per cui eccola tra noi.  Alza le spalle, ci guarda appena, noi seduti ai tavolini del bar, e dice che troppe volte nell’usura del tempo ha ripetuto il nome a se stessa, il nome di un uomo, e ormai questo nome, proprio questo nome che non svela, le ha scavato una cicatrice nel cervello.  Noi la fissiamo, perché sa di sudore e di terra, noi gente semplice del paese, e in lei vediamo le colline aspre della vita nostra, i solchi dell’aratro che feconda i campi, i raggi della luna che danno splendore alle nostre notti.  I suoi occhi, invece, non ci vedono davvero, non si interessano a noi, sono adagiati altrove, immobili, due lapidi blu in un cimitero. È innamorata, ride Marcos, seduto accanto alla mia cerveza, le spalle piegate dal lavoro che sussultano appena, ahi, le duole il cuore.  Non è il cuore, dico io, a voce alta.  Tutti si v…

Guapa

Guapa - Giovanni Sicuranza

Lei balla così. Con la musica che le suda addosso. Ha pelle di flamenco sui muscoli estasiati,  il suo corpo che muove la notte e il vento. Lei balla anche così. Con l'uomo che la guarda, non pensa alla fatica,  diventa eucarestia di danza, di carne e di vino,  rosso profondo fino al sangue.