Infine


InfineGiovanni Sicuranza
 
Come amanti consumati, il sonno ed io ci sfioriamo appena. Certo, sento il suo torpore sul viso, i suoi sogni entrarmi dentro, ma, ogni volta, è un rapporto incompleto.
Notte passa notte, appassisco di insonnia, e, vegliando d'ansia nel buio, con il giorno mi trasformo in un'altra lei.
Il mondo esterno è distante dai miei desideri; non mi preoccupo nemmeno più dell'incoerenza sul lavoro, e quando le amiche mi fanno notare che sono diventata irascibile, allora sì che mi sveglio, ma solo un istante, il tempo di ringhiare, e poi, gli uomini, poi, con le loro facce sfuocate, le parole di attese impossibili; no, io sono solo per lui; lo desidero e lo perdo, da mesi, da anni. Il sonno è nei miei pensieri, nel mio corpo. Ne sento la mancanza, così tanto che non posso più nasconderlo.   
Struscio tra le lenzuola, ansimo tra farmaci impotenti, solo il sonno continua a farmi fremere e solo il sonno continua a farmi soffrire.
Non ricordo quando è iniziato ad ammalarsi il nostro rapporto, non ne ho mai nemmeno intuito il motivo, ma so che senza il sonno, il mio sonno, mi frantumo in mille alienazioni di me stessa.

Forse nella notte assoluta lui capirà. E adesso, mi dico, forza, è tempo di un ultimo sforzo, che il vuoto fuori da questa finestra incontri il vuoto che hai dentro.
Un salto, forse basta un salto di vermiglio vestita, per sedurre il mio amante.
Per renderlo a me eterno.

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