Il buio dentro


“Senti, non mi annoiare con queste stronzate poetiche; te ne stai qui a dirmi che è un angelo di donna, madre della vita, armonia del creato, e tutta questa ipocrisia alla Barbie che ci suggerisce la tradizione, tutte queste frasi a fiorellini che piacciono alle donne, che noi uomini decantiamo, con parole auliche ad anticipare l’erezione. 
Adesso prova ad ascoltarmi, se sei capace di toglierti quell’espressione da sognatore, intendo. 
Non idealizzarla, mai, non seguire questi involuti da copia e incolla dell’amore. Se la dipingi, se la metti in una cornice di orpelli, se la metti su un piedistallo, sarà poi più semplice farla precipitare nella violenza. Che cazzo, dico, sarete aspettative oltre il quotidiano, non persone.  
Forse ti sconvolge, ma stai certo che da qualche parte, in qualche modo, anche lei si scaccola, scorreggia, e anche lei fa i rutti, come me e proprio come te tra queste birre. E, puoi scommetterci, se non si depila, forse ha peli così lunghi sulle gambe che ne basta per una capigliatura rasta e poi, ancora, per intrecciare una borsa da spiaggia. Oh, i suoi piedini, dici, così gradevoli, così femminili, certo, e ci saranno giorni di calli, magari giorni di muffe, e, dopo un turno sigillati nelle scarpe antinfortunistiche, indovina, anche quei piedini, quei desideri poetici ed erotici, diventano un disastro ecologico, proprio come i miei e proprio come i tuoi. 
Guardala, certo che è una donna, certo che è attraente, ma, guardala, non ti deve nulla che non sia nelle possibilità e nei limiti dell’uomo. Non averne timore, non darle timore. E ora non mi rompere più le balle con i tuoi sospiri, amico, vai, perché, se hai capito questo, puoi conoscerla davvero” 

Cormac G. McSicuranza, “Il buio dentro

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