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E' solo una ghiandaia


"Sotto la terra qualcosa campa" Giovanni Sicuranza

La strada prende il suo fagotto di case e arranca sulla collina, con il fiato corto di un selciato stretto stretto, con i suoi ciottoli, che scivolano sotto le scarpe, bianchi, grigi, come gocce di sudore e lavoro. 
Alessandro ha calato la pala sulla testa della sorella, gli uccelli si sono ripresi il cielo, veloci, spaventati dal suono, un going cupo, breve, spezzato. La piccola giace con il corpo a circumnavigare il ragazzo, il collo piegato ad angolo retto, la testa appassita dietro le spalle. 
Alessandro se ne sta a riprendere fiato, in piedi sopra la tomba di mamma, e insieme fanno un bel quadretto. 
Scusami, ma dovevo, recita lui, perché sa che è quello che si aspettano gli adulti, ah, però deve farsi male, male davvero, tanto per soffrire mentre lo racconterà alla nonna. 
E' impazzita, voleva seppellirci con mamma, canticchia mentre si inginocchia accanto alla pala. Un po' di sole è rimasto impigliato sul badile, tra il sangue e la pappa molle persi dalla testa di Erica.
Alessandro apre una mano sul marmo, al confine tra il nome della madre e la data della morte, e con l'altra solleva appena la pala, abbracciandola stretta sul collo di metallo. Gli occhi sono due stranieri neri che osservano la mano supina sulla tomba. 
Mi ha mutilato, oh, dio dio, le mie dita, non ci sono più, dice, solo che lo fa male, perché si mette a ridere e la risata, in questo imbuto di silenzi, potrebbero sentirla fino a Lavrange, fino al bosco di nonna. 
Meglio, penseranno che sono impazzito dal dolore; così è più facile, è un attimo, e la pala cala con la precisione di una ghigliottina.
Una ghiandaia di passaggio è investita dall'urlo di dolore e se lo porta dietro, ripetendolo a tutta la vallata. 
La strega chiude il rubinetto della cucina, va alla finestra e si asciuga lenta su un lembo ruvido di gonna.  
E' solo una ghiandaia, pensa, ha un piumaggio bruno-rosato e la coda nera, e anche le ali sono nere, le piace ripetere i suoni del cimitero, e se vengono da anime in pena è solo perché ci sono defunti che hanno peccato. 
Torna ai fornelli, assaggia la cottura delle cipolle e dei pomodori, gli occhi socchiusi, la lingua che si gonfia tra le labbra, e intanto si augura che il nipote si sia fermato solo un attimo sulla tomba della mamma, che torni presto con la sorellina e, soprattutto, con la carne promessa. 
Il sole si impettisce nell'ultimo sforzo del tramonto, la strada che sale al cimitero, adesso, suda ciottoli e sangue. 
E' solo una nuova storia, dice Alessandro, che cammina tra le lacrime, che tra le braccia regge il corpo di Erica, gli occhi velati in quelli spalancati di morte e meraviglia di lei, stai tranquilla, sorellina, è tutto qui, solo una nuova storia, non piacerà a tutti, ma questo a noi non deve importare; sopra il petto della sorella, adagiate sulla camicia della festa, tre dita della mano di lui se ne stanno quiete a disegnare arabeschi vermigli; non fosse per il colore bluastro delle unghie, il loro pallore si confonderebbe con il candore del vestito. 

surrealism by Tom Walker
Non fosse perché è una storia di Sicuranza, i bambini tornerebbero dalla nonna mano nella mano e nessun lettore lascerebbe questo romanzo. Solo che la storia è già iniziata e ci sono storie che non si lasciano ammansire, anzi, chiudono storie nelle storie, che meglio sarebbe gettare nelle lacune della memoria.
Alessandro lo capisce e però si è lasciato prendere dal protagonismo. 
La nonna, che fa la strega da quando è nata, pure. 
Prima che sia morto il giorno, ogni forma di vita in questo libro conoscerà il sapore della terra e di ciò che nel suo intestino campa. E se ancora stai accompagnando Alessandro, se sei con lui lungo il selciato, anche tu lo saprai.   

[anteprima dal romanzo "Sotto la terra qualcosa campa"]

       

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Dott. Giovanni Sicuranza
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cell.: 338-…..
e-mail: giovanni_sicuranza@....




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