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Visualizzazione dei post da 2014

Selfing

Selfing - Giovanni Sicuranza

Il viso è il particolare che piace subito.  
A volte qualcuno si attarda. Osserva il selfie.
Sullo sfondo giacciono atrofie di oggetti; 
accappatoi dai colori usurati, 
pareti con quadri insufficienti, 
piatti soffocati nella bocca del lavabo. 
E’ la foto di un bel volto, che cerca gradimento, e alle spalle lascia tracce di fragile quotidianità. 

Voodoo child

Voodoo child - Giovanni Sicuranza

- Mamma, chiudi questa pagina del blog? - Ma che, sei scemo? - Fa corrente e c'è freddo, c'è. - Ma, tesoro, è solo perché sei morto!  - Ah. - Dico, ti rendi conto? Oh, guarda qui, mi vedi? Nemmeno ricordi di essere il mio caro data vermibus! - Io? - Dai, sdraiati, è meglio. Già non hai più pressione arteriosa, se ciondoli anche in piedi ...  - Caro data. Caaro. - Seee. Mica ce la fai. "Caro data vermibus", latino. Oh, oh, sveglia! Significa "carne data ai vermi". Ti ricorda qualcosa? - Caaa ... - ... davere. Bravo, vedi che riesci, se ti impegni? Da questa frase, proprio da questa frase di morte, è nato un termine nuovo, "cadavere".  - Caro daataaa. - Ecco, ora che me lo hai fatto scrivere, sai quanti la copieranno per citarla ad effetto tra racconti e romanzi? Che disastro, sei! Non potevi uscire da terra più fresca? - Ma ... mamma.  - Sì, sì. Adesso vai, torna nel loculo, mentre mamma finisce di ballare il voodoo. Con qualche p…

Spettabile Commissione

Spettabile Commissione - Giovanni Sicuranza
Mi chiedete perché ho deciso di fare domanda. 
Eh, non per il vostro sguardo, cioè, scusate se mi permetto, è che sono un po' teso, però, ecco, voglio essere sincero. Tanto, prima o poi verreste a saperlo. Dovete fare un'indagine sulla mia vita, su ogni persona a cui sono legato, vero? 
Beh, ne conosco un paio che sarebbero liete di raccontarvi l'episodio, eh, eh. Ehm, scusate, ma pensare a mia cugina Ofelia e a mia madre, mi spinge a vette di sarcasmo. Loro non credono che io sia capace, che io sia mai stato un capace. Loro.
Tranquilli, sapete che non sono invalido, altrimenti mica riuscirei ad arrivare fino a voi, giusto?, davanti ai Selezionatori della Spettabile Commissione per gli Accertamenti della Disabilità. Forse Ofelia e mia madre, quelle ve le segnalo, sono tarate nella testa, eh, eh. 
Sì, chiedo di nuovo scusa, ve l'ho detto, sono un po' nervoso. Del resto, per noi giovani medici entrare nella Spettabile Commission…

Inverno

Inverno - Giovanni Sicuranza

Il mio nome non affonda nella tua memoria, non lascia solchi su cui tornare, e non esistono anime da cercare, queste favole metafisiche d'umana ignoranza; posso solo scivolarti sugli occhi come scatto errato di una fotografia; e, senza nulla aggiungere,  lasciarti morire sulle mie labbra. Succede che lui non la rivede e che gli anni se ne vanno sul suo corpo, stanchi, sempre più stanchi, mentre il mare rimane, come dove e quando, con verismo invernale; e succede che lei si disperde nelle schiume, goccia, omeopatia del desiderio, perché il desiderio si frantuma nella massa oscura di lui, cade nel pozzo nero di una corteccia cerebrale invecchiata; succede, infine, che l'uomo muore e il mare no, non ancora, ma dimentica tutto; quando non ha più la nostalgia dell'uomo, il mare è un anziano fragile. E' momento, non memoria, è onda che soffia, onda che passa. Del nome della donna, dell'attesa di lui, nulla sa più.

Del Sol Invictus (due racconti)

Il Villaggio di Natale da "Sotto la terra qualcosa campa"; Giovanni Sicuranza
Chiudi gli occhi, respira piano, si dice, profondo, dai dintorni del diaframma. L’uomo è sudato, è passi mangiati su passi, è caduta tra le paludi di fango. Ora il Villaggio di Natale lo accoglie, luminoso, caldo. Manca mezz’ora alla chiusura, ma lui sa di essere ancora in tempo. Occhi di sconosciuti piovono sul soprabito, scivolano fino ai pantaloni, diventano chiazze di disgusto sulle macchie di umidità e terriccio. Non vi siete accorti che il cielo vomita?, urla l’uomo di fango, muto. Il Villaggio è un cappello di festività sopra la collina. Ogni anno è in anticipo sui tempi; già a metà novembre dalla collina, lungo il sentiero scendono le odi al Natale, attraversano il cimitero, e se ne vanno in giro per tutto il paese di Lavrange.  Le auto parcheggiate sull’erba delimitano il sentiero di ghiaia, dalla strada principale fino all’ingresso con il Grande Babbo Natale, che accoglie i bambini con un “Oh-oh-…

HardWare

HardWareGiovanni Sicuranza

Innanzitutto la scansione. 
Non voglio trovarmi con un virus addosso, durante, dopo, chissà quando. Sono fetenti, questi virus, un giorno te li prendi e solo un mese dopo te ne accorgi; peggio delle trojan incontrate ad oggi. 
Lei, però, sembra diversa, la scansione mi informa che posso procedere ad installarmi, allora le clicco “apri”, mi connetto dentro e ci facciamo il download totale, senza intoppi; insomma, anche se a volte il mio browser è troppo veloce, questa volta andiamo alla grande verso la condivisione del bios. 
I nostri sistemi operativi risultano compatibili, è una notizia da sballo. 
Se salvare il nuovo documento con nome, oppure gettarlo nel cestino, lo decideremo poi. 
Lei sussurra di sentirsi già scheda madre, ma chi se ne frega, dico io; e così facciamo, installiamo gli aggiornamenti e ci riavviamo.

Binario riedit 3

Ogni oggi come questo, settimana sopra settimana, c'è un treno regionale veloce, che ansima, scricchiola e dal binario sette mi porta in un mondo contadino. Questa mattina, alle sei e trenta, l'ho trovato che giaceva lungo il binario tre. Silenzioso. Mi sono fatto penombra, confuso tra sedili assenti. Ho atteso, nervo scoperto dall'inquietudine. Un treno che persiste nel vuoto è come una casa disabitata e fragile. Questo treno non è più partito. O forse, ho pensato, forse è solo arrivato tardi. Così tardi, così oltre, così oltre la mia vita.


Binario 3
Io ricordo questo di mio nonno. Mattina sopra mattina, umida d'inverno e umida d'estate, lui si alzava, penombra di silenzi, e svaniva. A volte mi capitava di vederlo aprire la porta e diventare sottile, sempre più, surreale come un fantasma mentre l'uscio si richiudeva alle sue spalle; succedeva quando l'ansia di un compito di matematica, quella per un amore irraggiungibile, mi svegliavano prima di andare a scu…

Propositi

Qui, in temporanea anarchia di capitoli, le anteprime del vostro prossimo romanzo: 
http://sicuranza.blogspot.it/search/label/Sotto%20la%20terra%20qualcosa%20campa
Provate a rileggerle, forse riconoscete barlumi di piacere, forse squarci delle vostre paure.  Forse il niente che fugge.  

"Sotto la terra qualcosa campa" è il mio settimo romanzo, di prossima pubblicazione, evoluzione della specie dell'homo gotico attualis (nulla a che vedere con le gote, credo) Per terminarne la stesura presumo che sfumerò da questa pagina (e forse no, forse non troppo) 
Se prima non mi narra la morte, negli anni sarà seguito da altri due romanzi: "Dove scorre il fiume" e "Democrazia della morte"; anche di questi romanzi trovate già anteprime sparse tra il blog e la pagina.  Quindi, a termine dei miei respiri, avrò scritto ben nove romanzi, non sono tanti, tuttavia alle cene a cui sarò invitato, siano matrimoni, divorzi o funerali, potrò dire ai miei vicini di tavolo: "ehi,…

Bolle

Bolle - estratto dal romanzo "Sotto la terra qualcosa campa" *
Dove dentro nevica c'è un Babbo Natale piccino come un bambino, con un sorriso inferocito e due lividi bui al posto degli occhi. 
E' racchiuso per sempre in questa bolla che osservo, palla di vetro dall'unica stagione. Quando la giro, ricomincia a nevicare, fiocchi sopra fiocchi di gelo, eppure Babbo Natale non è mai sepolto. 
Però non è così che accade nel mondo esterno. 
Non so quante ore ho trascorso con la bolla tra le mani, mi sveglio che è già mattina e solo adesso chiudo gli occhi. 
Lo dicevano anche "Il Rovescio della Medaglia", una band di centinaia di vite prima, all'epoca dell'underground italiano, anzi, forse la canzone iniziava proprio così, 
"mi sveglio che è già mattina e chiudo gli occhi".
Al buio io vedo meglio. 
Nel silenzio dell'albergo sento i respiri delle cose morte. 

Babbo Natale può continuare ad ingannare la neve dentro la palla, può credere che il suo m…

Consigli natalizi

Allora, è il mio turno di sommergervi di interessati consigli per gli acquisti natalizi; di seguito segnalo link che rinviano ad alcuni store dove trovare i miei libri editi  (non tutti, mancano le varie antologie con altri autori; il libercolo di quasi poesie; il romanzo "maschere" e, spesso, "Quando piove"; tuttavia, almeno negli ultimi tre casi, non si tratta di importante carenza): 
http://www.ibs.it/libri/sicuranza+giovanni/libri+di+sicuranza+giovanni.html
http://www.inmondadori.it/libri/Giovanni-Sicuranza/aut00527057/
http://www.amazon.it/Libri-Giovanni-Sicuranza/s?ie=UTF8&page=1&rh=n%3A411663031%2Cp_27%3AGiovanni%20Sicuranza
https://itunes.apple.com/it/artist/giovanni-sicuranza/id497358577?mt=11
http://www.libreriauniversitaria.it/libri-autore_sicuranza+giovanni-giovanni_sicuranza.htm?sort_order_by=data_desc
http://www.lafeltrinelli.it/fcom/it/home/pages/catalogo/searchresults.html?prkw=Giovanni+Sicuranza&srch=0&cat1=&prm=&Cerca.x=18&Cer…

La guerra di Libero (reprise)

Il terzo pezzo lo consegnarono alla madre.  Era un braccio.  La carne fumava ancora e il polsino brillava di sangue. Lei lo prese, lo strinse al petto e chiese se si trattava del destro o del sinistro. Non sappiamo, signora, rispose il Corpo d'Armata, manca la mano, nella trincea non sempre si trova tutto.  E lei annuì, disse che non importava, disse anche che una mano, almeno una, un giorno sarebbe stata trovata, perché suo figlio aveva la stretta forte dei campi.   Poi ringraziò e chiuse la porta.

La guerra di Libero.
Arrivo e lui è già lì.  Ogni volta mi osserva prima che io prenda posto.  Le sopracciglia folte di peli interrogativi, la fronte lucida di tramonto. Occhi neri, senza più tempo.  Nonno Libero mi guarda. Che gli sia davanti, o accanto a un altro defunto, dalla foto sulla lapide non mi lascia un istante.  Cerco di sorridergli e concretizzo solo uno stiramento idiota di labbra.  E' che l'immagine di mio nonno mi mette in imbarazzo. Perché il loculo che lo ospita, proprio so…

Prima di dopo

Prima di dopo * - Giovanni Sicuranza
Si è voltata un istante e, quando gli occhi tornano a lui, già è un'altra donna.  In un attimo, così si innamora, mentre il crepuscolo non si accorge di nulla, e nemmeno il chiaroscuro della piazza, che diventa solo un po' più nero lungo i profili delle panchine, tra le rade persone che ancora camminano.  Il minuto prima era intenta a leggere un libro di un autore sconosciuto, sfinita dentro un delirare di racconti di morte, poi l'uomo l'ha chiamata con il silenzio di un sorriso.  Ora non è più la lei di una vita prima; ecco, il suo respiro rallenta, il cuore prende un ritmo folk, e il pensiero diventa ossessione di quell'uomo, del suo corpo, del suo esistere.  Ciao, dice.  Lui sorride, piano; i suoi occhi indossano il vestito scuro del mare nell'inverno.  Rimani qui, chiede lei, senza esitare, rimani con me per sempre. Lui reclina la testa di lato, fino ad incontrare il marmo del monumento ai caduti, e così rimane, le labbra piene …

Diecimila

Diecimila 
Aspetta, se arrivo a diecimila gradimenti cosa faccio? Creo un evento? Esulto?
Niente.
Niente? 
Niente.
Ma, cioè, lo fanno tutti, a cento, a mille, a tremila, persino a due iscritti incluso l'autore; cioè,
tolti nonno, babbo, zombie e zio,
presenti perché li ho implorati io,
sono uno scrittore tendente alla notorietà,
un fenomeno-facebook di mostruosità.
A diecimila gradimenti sarai ansioso, perché temerai il declino del numero; sari insoddisfatto, perché penserai a raggiungere quindicimila e poi i mila passa mila, finché usura non ti separi dalla pagina.
Quindi niente?
Niente, diecimila è solo come comprendere una marea, che cresce, che decresce.
Mah, mi sembra una frase in salsa coehliana; io invece ringrazio, ringrazio chi mi segue.
Prego.
Ah, dunque anche tu mi segui?
Passo su passo, autore dai diecimila respiri; sono anziana, più anziana di ogni tuo personaggio, ma, vedi, mi sorregge questa falce; con lei ti seguo, mai ti perdo, in attesa del tuo…

Chiaroscuri [riedit da "Sotto la terra qualcosa campa"]

Il Grande Geronte - Giovanni Sicuranza
[chiaroscuro dal romanzo "Sotto la terra qualcosa campa"] Vecchia è la strada; chi vive a Lavrange dice che è lì da tanti di quei sospiri, e, sapessi, da tante di queste nostre angosce.
La stessa esclamazione, è la coralità del paese, ripetuta da chi ha oltre cent'anni di ricordi, come mastro Guercio, il ciabattino, o quindici di speranze, come il figlio di Nella, vedova spezzata da un lutto acerbo; Giovanni, detto il Cappellì, il suo sposo "finché-morte-non-vi-separi", è appena precipitato nella voragine di Nostra Signora della Fossa, tra le note cupe di Monte Trapasso, e giusto ieri è stato seppellito, almeno formalmente, perché del suo corpo non c'è carne e non c'è ombra e in un angolo del cimitero giacciono i suoi diciassette cappelli; cappelli in paglia, bianchi, con la fascia di cotone a circumnavigarli, nera come il lutto che cinge il braccio e il cuore dei genitori. 
Lavrange sospira; se persino il Cappellì è …