Il mio incipit (riedit)


Il mio incipit - Giovanni Sicuranza

Nel buio della notte, Charles Pierre Sicuranzaire si ferma. 
Le mani sembrano ragni albini, inermi, tra le zolle alfabetiche della tastiera. 
Quando apre gli occhi, e li inarca fino alla prima riga del word, il petto si dimentica di respirare. 
"Nel buio della notte", pensa, "Nel buio della notte", ridonda.
E si affloscia, il mento una circonvoluzione di grasso sul petto, le mani che crollano, come rami spezzati nella tomba delle tasche. 
Un repentino calcio a tutte le righe successive ed è questo che vuole, rimanere solo, solo nel bianco della pagina. 
- Mi rifiuto di continuare - dice - "Nel buio della notte", ma che incipit è? Andrà bene per i romanzi da vetrina, i "consigliati",  i "consumati", quelli già dimenticati in una settimana. 
Charles Pierre Sicuranzaire si umetta le labbra, la lingua bianca come le mani, come le righe cancellate. 
- Dai, sono un personaggio di spessore, io. E' come scrivere "il sole, alto nel cielo, era un disco rosso". Lo so, sono frasi che trascinano, che vendono, ma non mi adeguo. Ho una dignità, se non lo hai capito. 
Detto questo, si sdraia, proprio a metà della pagina, e chiude i sensi al mondo editoriale.

E' stata l'ultima volta che l'ho visto. 

Sono andato avanti con le frasi d'apertura rifiutate dal mio primo personaggio e il tempo ha dato torto proprio a lui, a Charles Sicuranzaire; ora mi acclamano autore di successo. Ogni mio romanzo esce a giugno e vende quasi un milione di copie fino a tutto agosto. Ogni storia, uno svelarsi che seduce il lettore, come lo spogliarello lento, sapiente, ripetuto notte dopo notte da chi sa come consumare i desideri di massa: un mistero soft su cui spargere affanni d'amore, un po' di sesso misogino con riscatto,  a volte una morte, ma una morte lieve, appena accennata, nascosta da un sudario buonista, e poi, prendiamoci per mano, tutti, pagina volta pagina, verso il sorriso del finale consolatorio, oppure sospeso, certo, ma non troppo tragico. Io lo so, so cosa devo scrivere, perché è come quando mi riempio di buon cibo, vario e mai eccessivo, e al ristorante dicono che mi aspettano ancora e sorridono e poi, mi dicono, il menù sarà diverso, ma, tranquillo, signore, sempre con gli stessi ingredienti. 
Così so cesellare la trama, e altri modi non li conosco o li ho smarriti, tanto nessuno li cerca, eppure, ancora oggi, dopo che ho scritto la parola "fine" al mio annunciato best-seller, ho un sospiro. 
Ancora oggi sento sulle mie spalle le sue mani e sono le stesse mani immobili e sono proprio quelle mani pallide. 
La loro presa è fragile. 
Passeggera 

[dedicato alla fierezza dei Boudelaire]

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