Fate questo in memoria di me - Edgar J. Poanza


La memoria, ecco, sentila. La sua fame, la sua voglia, la memoria che è desiderio e pianto. Questa memoria tiranna, che, per farsi spazio in te, frantuma altri ricordi; no, non tutti, dici, vero, ma degli altri cambia comunque il sapore. 
Anche la tua pagina è il paradosso della memoria, Sicuranza, come accade in ogni social network, in ogni blog. Per questo ci affanniamo a condividere, attimo dopo attimo, perché, certo, qui ogni evento rimane indelebile, persino dopo la morte dell'autore, ma, vedi, il punto è questo, ci interessano solo i post del presente, un presente che offre presente - e nota con quanta inconsapevole ironia definiamo "post" la nostra necessità di rinnovare l'adesso. 
Dimmi, quanti ne prevedi che non toglierebbero il gradimento, quanti, dimmi, che rimarrebbero a scavare nel passato di questa pagina, nella sua memoria, se fin d'ora tu smettessi di condividere? 
Non annuire, Sicuranza, non farlo, o dovresti annuire e annuire ancora; in questa pagina sei memoria che ha bisogno di riprodursi, che non ha voglia di guardare le sue tracce; sei vetrina che mostra presente in attesa di altro presente.

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