Svago in chiave di guerra



Svago in chiave di guerra 
Giovanni Sicuranza

Il pianto della cucciola è un violino che si inabissa nello strazio. 
Inizia con un tono basso e poi è come se un archetto tendesse le corde vocali fino al punto di rottura. Le altre bambine la seguono in un'orchestra di dolore.

E' a quel punto che le scoprono, tutte, perché con loro ci sono madri e le madri non riescono a imitare l'opera dell'invasore, le madri hanno deciso che uccidere le proprie figlie per non essere scoperte vale meno di uno stupro e di una strage. 
La luce ruggisce nello scantinato, non appena i soldati aprono la botola, violenta ogni penombra. 
"Frau, stille", urlano, due, forse tre, forse un unico branco, già, ma quanti sono?
Le donne si stringono tra loro, unghie nella pelle, denti dentro le labbra, diventano un corpo solo a circondare le bambine.
Le ombre calano sulle scale, sempre più lunghe, sempre più grandi. 
"Frau, stille" ringhia un uomo dentro l'uniforme nemica, gocce di saliva che zampillano dalla bocca, solo un istante prima dei nastri di sangue che si aprono dai corpi delle madri. 
Si sono sbagliate, queste prede, e qualcuna di loro avrà tempo di capirlo, di vedere e morire dentro per sempre, anche se sopravviverà alle pallottole di fucile. 
I soldati non cercano loro, non ancora, almeno. Questi uomini hanno adocchiato lo spiazzo antistante il rifugio, la distesa di terra bruciata, e vogliono solo giocare. Una partita di calcio tra le macerie, a spezzare la tensione e il silenzio dei morti, solo una partita breve prima di partire alla conquista di Danzica. 
Le donne non hanno importanza. 
Solo le bimbe, loro sì, e per averle stanno uccidendo lo scudo di carne materna che le protegge. 
La prima che afferrano per un piede ha forse due anni, la trascinano fuori, la lanciano in aria. E sparano. 
Uno, due, tre colpi, la bimba fa una piroetta sgraziata, si spezza il violino del suo pianto, e quando atterra è un oggetto immobile tra le schegge. Le lame dei coltelli lo raggiungono subito, apprensive affondano, aprono, tagliano, separano i brandelli del corpo dalla testa.


Sono soddisfatti, questi uomini, ridono, senza uno che inizi e uno che finisca. Sono un'unica risata, gonfia di gioia. 
Dopo tanta paura, dopo tanta morte, ecco un deposito di teste, piccine, leggere, e la partita non è più solo un desiderio, no di certo.
Palla al centro.

immagine: "L'arte è nel sangue", tecnica mista, surrealismo; Gianni Ferrari

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