"Polvere di Silenzi"



"Polvere di Silenzi"


GIOVANNI SICURANZA
POLVERE DI SILENZI
YOUCANPRINT
10 righe da pagina 5:
Ora.
Corro.
Il vento è vorace, deflora foglie e le lascia sull’asfalto, mutilate del ramo.
Lungo le penombre delle nuvole basse, sui selciati controvento, con le mie scarpe usurate dalla monotonia, io corro, e cerco di schiacciarle tutte, queste vittime agoniche. Dono loro il colpo di grazia, perché calpestare una foglia strappata all'albero è atto di pietà.Proprio quanto mi hanno negato loro. Io, lacerato dalla vita, io, gettato nella carta.Non ha importanza il mio nome, lascia perdere banalità del genere. Potrei chiamarmi Matteo, Luca, Marco, e potrei essere Giovanni, potrei anche scrivere un nuovo Vangelo, illuderti di assistere a un prodigio. Nulla cambierebbe gli eventi.Sono solo rinato, sto solo correndo nel grigio del temporale con il sapore di carta bagnata in bocca. Lo farei qualunque fosse il mio nome.

Opinione di Girasola72
In media l'opinione è' stata valutata molto utile da 26 utenti Ciao 
_"-Ho capito, bruciamo tutti i suoi libri!
- Altra pubblicità. Lo sento già ardere vendetta, quello scrittorucolo.
- Ah, ma dunque? Mi sono stancato di ignorarlo. Non serve, anzi, sembra trarne maggiore determinazione per tornare con quei raccontini insipidi.
- Sai cosa.
- Cosa?
- Penso.
- Cosa?
- Come fargli capire quanto nulla vale.
- Come?
- Lo esiliamo in un suo libro. Lo costringiamo a vivere tra le sue scempiaggini. Tra i suoi dialoghi, le sue idiote trame."_

Tutto può capitare.
Può capitare che uno scrittore sia condannato ad una fine quantomeno bizzarra per aver commesso un reato gravissimo: scrivere un libro. Può capitare che, come punizione per la sua boria, sia condannato all’esilio. No, non in una Sant’Elena di memoria napoleonica, ma esiliato all'interno del suo stesso libro. Incastrato, nel vero senso della parola, tra le sue stesse righe. A stretto contatto con i suoi personaggi nelle sue grigie ambientazioni. La sentenza di condanna è pronunciata dai malefici recensorum, l’élite dei lettori che non concedono all’autore grazia alcuna. E tra quelle righe, tra quei racconti di suo pugno redatti, lo scrittore, stritolato dalle lettere che lasciano poco spazio anche per respirare, si rivolge al lettore implorandolo di continuare a leggere posto che una chiusura repentina del libro potrebbe causare la sua morte. Per la gioia dei saccenti recensorum.
‘Polvere di silenzi’ è il terzo romanzo di Giovanni Sicuranza che mi trovo a leggere e, esattamente come la prima volta, ho provato quella strana sensazione: un misto di sorpresa e di incanto. Capita, se a scrivere è Sicuranza, niente è come lo si immaginava. 'Polvere di silenzi' non può, assolutamente, essere definito come una semplice raccolta di racconti, sarebbe riduttivo e significherebbe non tener conto del fatto che i racconti son costruiti ad incastro in modo impeccabile tanto da poter definire l’opera un vero e proprio romanzo che solo una mente creativa e fantasiosa poteva creare. E in questo romanzo ascoltiamo più voci che si mescolano in un quadro atrocemente surreale nel quale domina, nel bene e nel male, la figura dello scrittore esiliato. Ma al di là del surreale, delle morti grottescamente descritte, al di là di uno scrittore incastrato tra le sue stesse righe io credo che vi sia tanta verità in questo romanzo. Precisamente, quella realtà, difficile certo, degli scrittori emergenti, degli ‘sconosciuti’ che, pur avendo ottime capacità, devono combattere con logiche di mercato atroci che, spesso, premiano autori non meritevoli ma solo ‘vendibili’. È come se non vi fosse spazio per chi non è stato osannato dal recensorum di turno. Giovanni Sicuranza è un autore che ha padronanza della scrittura, ho già letto con grande piacere i suoi due precedenti romanzi – ‘Storia da città di solitudine e dal km 26’ e ‘Ritorno a Città di Solitudine’ – nei quali la morte è protagonista indiscussa, gli aspetti cimiteriali e gotici dominano in un sottofondo nel quale il sole non pare mai splendere tutto essendo confinato in una rete di tristezza e malinconia che si incolla addosso. La scrittura di Sicuranza è ammaliante riuscendo egli a catturare l’attenzione del lettore – non recensorum – senza mai fargli perdere l’attenzione. C’è sempre la voglia di voltare la pagina per vedere come sarà la successiva e chiedersi, ogni volta, “ma dove arriverà ‘sto Sicuranza?”, pur con la consapevolezza che dietro quella pagina non ci sarà mai una passeggiata mano nella mano o una cena a lume di candela, ma solo temi macabri dall’odor di morte trattati con ironia e intelligenza. Molta intelligenza.

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La colonna sonora: 

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