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Visualizzazione dei post da Novembre, 2011

Lungo il Noir

La tomba di Victor Noir si trova al cimitero parigino di Père Lachaise, di cui ho trattato (rinvio al link http://sicuranza.blogspot.com/2011/06/angoli-di-vita-nella-morte-del-cimitero.html e altri).  Non sorprendetevi di questa foto.  Le donne cavalcano davvero Victor Noir, anche in presenza di altri visitatori. Lo fanno da quasi centocinquanta anni. Ma non accade per il cognome, evocatore di un genere narrativo oggi troppo di moda.
Yvan Salmon, questo il vero nome di Noir, giornalista tra i tanti del quotidiano "La Marseillaise".
Reso celebre dalla Morte.
Il 10 gennaio 1870 è presente a una lite tra Pierre Bonaparte, cugino di Napoleone III, e Pascal Grousset, capo-redattore.  La pistola di Bonaparte sussulta tra le urla, un proiettile cerca di fuggire, ma nella traettoria incontra Victor Noir.  Fiat.
"La Marseillaise" sfruttò l'incidente per una campagna contro l’Impero.  Emile Ollivier, Capo del Governo, sentì crescere l'indignazione dei borghesi e, con l'oc…

Caro data vermibus

Caro data vermibus Giovanni Sicuranza

- Mamma, chiudi questa pagina facebook? - Ma che, sei scemo? - Fa corrente, c'è freddo, c'è. - Ma, tesoro, è solo perché sei morto!  - Ah. - Dico, ti rendi conto? Oh, guarda qui, mi vedi? Nemmeno ricordi di essere caro data vermibus! - Io? - Dai, sdraiati, è meglio. Già non hai più pressione arteriosa, se ciondoli anche in piedi ...  - Caro data. Caaro. - Seee. Mica ce la fai. Caro data vermibus, latino. Oh, oh, sveglia! Carne data ai vermi. Ti ricorda qualcosa? - Caaa ... - ... davere. Bravo, vedi che riesci, se ti impegni? Da questa frase, da questa frase di morte, è nato il termine "cadavere".  - Caro daataaa. - Ecco, ora che me lo hai fatto scrivere, sai quanti la copieranno per citarla ad effetto tra racconti e romanzi? Che disastro, sei! Non potevi uscire da terra più fresca? - Ma ... mamma.  - Sì, sì. Adesso vai, torna nel loculo, mentre mamma finisce di ballare il voodo. Con qualche passo in più, magari ti arriva un fratellino dai neuroni…

L'ovvio

L'ovvio Giovanni Sicuranza

- Prego, si accomodi.


- Buonasera, dottore.


- Buonasera a lei. Allora, il motivo per cui è qui?


- Non lo sa?


- No, mi scusi, analizzo le cartelle al momento della visita.


- Peccato.


- In che senso?


- Nel senso dell'ovvio. Peccato non conoscere l'ovvio.


- Uhm ... si metta comoda, la prego. Sta sudando.


- Acuta osservazione, dottore.


- Che farmaci prende?


- Fino a ieri la vita. A piene dosi.


- Non la seguo.


- Meglio. Non mi segua, se non vuole esaurire anche la sua confezione.


- Senta, c'è gente, fuori, che aspetta, la prego di.


- Alla fine, sono tutti qui per lo stesso motivo.


- Sì, lo avevo intuito. L'ovvio, no?


- Ecco. L'ovvio.


- Provi a usare un sinonimo, signora ... uh, signora Unica ... Unica Certezza?


- Buffo, vero? L'unica certezza è l'ovvio. Sono da lei perchè è un medico legale. Ieri assumevo la vita nella presenza dei figli. Oggi, eccomi, a farmaco scaduto. L'ovvio, caro dottore, è che muoio.


- Signora, ehm, Certezza, mi …

Il Villaggio di Natale

Il Villaggio di Natale Giovanni Sicuranza
Chiudi gli occhi, si dice. E respira piano, tranquillo, ricorda un’altra voce, più profonda, dai dintorni del diaframma. L’uomo è sudato, è passi mangiati sui passi, è una caduta tra le paludi di fango. Ora il Villaggio di Natale lo accoglie, luminoso e caldo. Manca mezz’ora alla chiusura, ma lui sa di essere ancora in tempo. Occhi di sconosciuti piovono sul soprabito, scivolano fino ai pantaloni, diventano chiazze di disgusto sulle macchie di umidità e terriccio. Piove, urla la sua mente, Non vi siete accorti che il cielo vomita? Il Villaggio è un cappello di festività sopra la collina a est della frazione di Aridume. Ogni anno la copre con qualche giorno di anticipo, le festività che iniziano già da metà novembre. Le auto parcheggiate sull’erba delimitano il sentiero di ghiaia, dalla strada principale fino all’ingresso con il Grande Babbo Natale, che accoglie i bambini con un “Oh-oh-oh!” e un piccolo inchino a duecentoventi volt. La gente diven…

A ogni ritorno a casa

A ogni ritorno a casa Giovanni Sicuranza

Quando sei andata via, hai lasciato molto di te.  Lo ritrovo a ogni ritorno a casa, dopo un lavoro che non ricordo, smarrito nelle memorie di te.  Mattina dopo mattina, nelle piogge di nebbia del mio presente, ti incontro.  Mi aspetti ancora all'angolo del bar e mi segui. Il nostro percorso, fino alla fermata dell'autobus.  Passi su risate, litigi, baci rubati al tempo.  Fino a quando il tempo non ti ha rubato. Fino a quando non ha iniziato ad abusare delle tue carni con il tumore. E sottoterra.  Eccomi nella cucina, amore, sono di nuovo qui. Eccomi nella stanza da letto.  Ogni credenza, ogni cassetto, tutto è pieno del tuo intimo. Non avrei mai pensato che lavorare nella tua Agenzia Funebre, avrebbe portato l'amore.   Mai che mi avrebbe permesso di ritrovarti nei nostri angoli domestici.  I tuoi umori, il sangue, sussurri dei tuoi tessuti.  Tutto qui, con me, da assaporare e indossare.  A ogni ritorno a casa.


"Ritorno a Città di Solitudine" - prima recensione

Proviene dall'Ufficio Stampa di Youcanprint-Borè s.r.l.
Lo riporto perchè significativo dell'attenzione con cui i responsabili mi hanno letto in oltre un anno.  Tratti particolari dell'opera, che potevano essere colti solo da chi conosce davvero il mio percorso di scrittore, e i miei personaggi, oltre l'intento promozionale. 
Grazie.  

Giovanni Sicuranza “Ritorno a Città di Solitudine”
Giovanni Sicuranza continua la sua carriera letteraria e lo fa non solo con decoro, ma addirittura arrivando a sviluppare una sua personalissima identità scritturale che lo porterà ad essere riconosciuto e riconoscibile nel variegato mondo delle lettere italiane. Abbiamo avuto modo di scoprire, frequentando letterariamente l’autore, come ci sia stata una vera e propria evoluzione nel suo stile, la scrittura prodotta da Sicuranza ad oggi esce fuori dagli schemi formali derivanti dall’essersi ispirato magari a questa o quella determinata scuola, anche perché nella migliore delle ipotesi si lavo…

Gocce di respiro

Gocce di respiro Giovanni Sicuranza
Sento le gocce del mio respiro.
Cadono lente, tic dopo toc, sussurri neri nel selciato del cimitero.
Pozzanghere di ricordi lambiscono nuove lapidi, ma è deserto sulle antiche dimore .
Ai loro abitanti più bui, qui rendo memoria.
Entro nelle espressioni lontane, fotografie di seppia celate tra mummificazioni florensi.
Tic dopo toc, il nome dei defunti si plasma di vita alla nostra presenza.
Sulle gocce oscure del respiro. 



Clippete clappete.

Clippete, clappete Giovanni Sicuranza
Passi striscianti.  Lei li sente.  Le scarpe del marito sono il sibilo prolungato sul pianerottolo, le fusa di un gatto sullo zerbino. Puntuali, tornano a casa alle 21.15, sera dopo sera da vent'anni.  Così, quando lui entra, trova la moglie in attesa. Spoglia, il letto pronto ad avvolgerli.  Le gambe di lei formano una "V" in espansione, man mano che l'uomo si avvicina.  - Di nuovo? - la domanda è un macigno che precipita dalla gola al cuore. - Statina è morta - fa lei e sorride.  Un lungo sospiro.  La donna allarga il sorriso. Funziona meglio che con le gambe, ormai.  - Forza, dobbiamo farne un altro.  - Ma ci hanno già dato i soldi per Statina? - Sì, mille euro precise precise, come con gli altri sei.  Lui arriccia le labbra. All'improvviso sente tutta la stanchezza della giornata.  - Aspetta, con i primi due ...  - Primo e Segreto - gli va incontro la moglie - Li abbiamo chiamati così.  Un accenno distratto.  - Si, ma con i primi due non e…

Beethoven - "Sonata al chiaro di luna"

Epitaffio floreale Giovanni Sicuranza
Un cadavere. Ecco cosa sei.  Omaggio alla bella,  augurio di eventi.  Ferita di pianta,  agonia di corolla.  Destinato a temporanea imbalsamazione in  acqua stantia.  Ecco cosa sei.  Canto dei poeti,  simbolo di partiti.  Un cadavere.  Mai ti donerei  a una donna, se  non per annunciarle la morte di un amore.

Verso un'intervista (forse)

Predazione